Coronavirus, il sindaco di Reggio Emilia: «La curva dei contagi salirà ancora, ma l’emergenza si può gestire»

Il sindaco di Reggio Emilia commenta l’impennata degli ultimi giorni: «Non cediamo al panico, manteniamo la lucidità e autolimitiamoci»

REGGIO EMILIA. Era il 9 marzo, sette mesi e mezzo fa che sembrano un secolo, quando i contagiati reggiani avevano superato quota cento, per poi arrivare a mille il 21 dello stesso mese. Il giorno dopo le prime vittime in provincia e, nei 14 giorni successivi, cento decessi totali. Ai primi di aprile Reggio era la provincia con più contagi in regione. Momenti drammatici, fatti di lacrime e sacrifici, corse a fare scorta nei supermercati e morti in isolamento e in solitudine.

La paura era il sentimento prevalente, a Reggio come nel resto delle regioni più colpite. Poi la curva è lentamente calata, è arrivato il rilassamento estivo, la voglia di uscire, il bisogno di tornare a vivere. Ma, da qualche settimana, l’incubo sta tornando con un incremento che si fa sempre più evidente, giorno dopo giorno.

E così è anche nella nostra provincia e nel suo capoluogo. Anche se in forma minore e meno critica rispetto ad altre realtà italiane, la famosa curva diventata simbolo dell’epidemia Covid sale senza volersi fermare. Una situazione che è quotidianamente sul tavolo di dirigenti dell’Ausl e amministratori. Lo sa bene il sindaco Luca Vecchi, che si trova a gestire oltre 170mila abitanti nel Comune polo di attrazione per il resto della provincia.

I numeri parlano chiaro: la situazione Covid peggiora in modo costante.

«Sì, ma occorre fare in premessa un’analisi lucida. Quello che sta accadendo a Reggio è coerente con il resto dell’Emilia Romagna, dell’Italia, dell’Europa e del mondo. La situazione è però molto più critica nelle grandi città e soprattutto, al contrario di quanto fu a marzo con la Lombardia e l’Emilia-Romagna in testa per numero di contagi, oggi ci sono molti contesti, dal nord al sud, che stanno vivendo momenti molto più difficili di noi. E questo accade perché abbiamo fatto esperienza di come abbiamo gestito il Covid nei mesi scorsi».

Una sorta di “modello Reggio” anche per la gestione della pandemia?

«Se in giro per l’Italia avessero rapidamente adottato quel senso di responsabilità che noi abbiamo ormai consolidato, oggi non avremmo un Paese messo così. C’è un dato di esperienza figlio dei mesi scorsi per cui a Reggio, Brescia o Bergamo i dati vanno meglio che a Napoli o Roma, abbiamo cambiato i comportamenti della collettività».

A confortare ci sono, per ora, anche i numeri delle Rianimazioni e dei decessi.

«Positivo è che siamo in ancora in una situazione sotto controllo dal punto di vista della pressione sul sistema ospedaliero e sulle terapie intensive. E anche sui decessi stessi. Un dato che aiuta a inquadrare razionalmente la situazione e avere il giusto grado di fiducia: stiamo gestendo situazioni difficili ma controllate, mentre altrove il virus è ormai fuori controllo. A marzo e aprile io vedevo la disperazione nell’incertezza delle prospettive, oggi mi sento di dire che possiamo governare la crisi: non è una passeggiata ma sono convinto che ce la faremo».

Fiducia insomma, nonostante i 114 nuovi positivi in provincia.

«Dobbiamo essere preoccupati ma non travolti dalla paura, questo è il senso. Non dobbiamo perdere la testa, occorre mantenere quella lucidità collettiva con cui abbiamo affrontato il Covid per avere il giusto senso di autodisciplina e responsabilità nel rispetto delle regole. Serve autolimitarsi in tutto ciò che non è necessario per impedire un altro lockdown in poche settimane. Per tutelare il lavoro e le scuole, i due fronti socio-economici di maggiore rilevanza. Se faremo tutto questo, qualora dovesse arrivare un’altra chiusura non sarà responsabilità dei reggiani».

I grafici fanno però intendere che l’impennata proseguirà ancora.

«Quello che sta accadendo da due settimane è coerente con quello che accade a Reggio, in pochi giorni siamo passati da 15 a 114 contagi in più. Dobbiamo ragionevolmente aspettarci che questa curva cresca ulteriormente, senza dimenticarci che in primavera siamo arrivati a numeri vicini a 300 positivi al giorno, con 20 e 25 decessi quotidiani. Anche se, ribadisco, siamo in una fase di crescita che non si ferma domani».

Scuola e lavoro, i due settori più esposti, come hanno reagito in queste settimane e qual è secondo lei la direzione da prendere ora?

«Sono passati due mesi da quando abbiamo riaperto i nidi e un mese da quando hanno riaperto le altre scuole, con sforzi enormi anche da parte nostra. Nelle classi ogni giorno si concentrano migliaia di giovani e i casi di ragazzi positivi a scuola sono pochi, sempre frutto di focolai familiari, contrastati prontamente dall’Ausl senza ulteriori diffusioni. Il che vuol dire che sono luoghi sicuri, che fin qui il sistema ha retto, e credo si debba continuare con la didattica in presenza: l’anno scolastico va accompagnato. Stessa cosa per il lavoro: dove sono stati attuati protocolli rigorosi, anche nelle fabbriche, i risultati si sono visti».

Meno fortunato invece lo sport, soprattutto quello di “contatto”. Basti guardare al caso Reggiana...

«Sì, e a loro va tutta la mia solidarietà di sindaco e tifoso. Ho visto cosa è accaduto ed è un momento difficile per la squadra, ma non abbiamo dubbi che ne verrà fuori come ha sempre fatto».

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