Sparatoria in centro storico, i commenti dei reggiani: «Incredibile che sia successa una cosa così»

Paura e stupore tra i cittadini a due giorni dalla sparatoria in centro: «La città è cambiata». Ma c’è anche chi non si spaventa: «Il gesto di un matto» 

REGGIO EMILIA. C’è chi lo definisce «il gesto folle di un cane sciolto», chi non riesce a togliersi dalla testa le immagini di sabato sera. A due giorni dalla sparatoria in piazza del Monte, durante la quale sono stati feriti cinque giovani, in centro storico non si parla d’altro.

La vita non si è fermata, certo, ma chiunque passi dalla piazza in cui il 43enne Gaetano Lombardi ha estratto la pistola e sparato contro il gruppo di ragazzini, si confronta su quanto successo. Lo fanno le amiche uscendo da H&M cariche di borse, scuotendo la testa perché «in quelle circostanze come puoi metterti a fare un video con il telefonino?», ma anche gli anziani a passeggio («Che lavor, la città è proprio cambiata»). Marito e moglie indicano un punto della piazza commentando quanto letto sui giornali, e quando alzano la testa si trovano davanti degli agenti di polizia: «Grazie per quello che fate per noi», dice loro la donna abbracciandoli con la voce.


Ieri, infatti, in piazza del Monte è tornata la Scientifica. Uno dei proiettili sparati sabato notte da Lombardi è andato a conficcarsi contro la vetrina dell’oreficeria Iotti&Co, all’angolo con via Crispi. Se ne sono accorti i titolari quando, dopo il weekend, sono tornati in negozio. Le due facce di Reggio. Da una parte gli agenti della Scientifica alle prese con misurazioni e rilievi, alla ricerca degli ultimi tasselli in un quadro già ben delineato, dall’altra i cittadini alle prese con gli impegni e le commissioni di un “normale” lunedì di metà ottobre. La stessa atmosfera si respirava domenica: in piazza del Monte le immagini ancora fresche della sparatoria, in piazza Martiri del 7 Luglio e in piazza della Vittoria il “mercato europeo” con tapas, paella, patatine, panini, birre e piatti tipici.

«Ero a cena – racconta Umberto Sidoli, direttore dell’Hotel Posta – ma mi sono precipitato qui perché ho sentito i miei collaboratori molto turbati. Dei clienti qualcuno aveva capito si trattasse di colpi di pistola, altri hanno pensato a petardi. So che in alcuni bed&breakfast del centro ci sono state disdette dopo la sparatoria perché i clienti non si sentivano più tranquilli a venire a Reggio. Noi non abbiamo avuto conseguenze di questo tipo, ma che a Reggio ci sia un problema di sicurezza è abbastanza evidente. Non è il caso di piazza del Monte, solitamente tranquilla, ma ci sono zone “vuote” in cui c’è da avere paura. Ad esempio non lascio che mia mamma, che ha 80 anni, vada in giro da sola quando c’è buio: o si sposta in auto o va in taxi. Una soluzione? Rendere più fruibile il centro, farlo rivivere davvero».

Rossella Pivanti sta camminando in via Crispi quando la fermiamo per un commento: «Io abito qui a due passi – ci dice indicando piazza Martiri del 7 Luglio – Sabato sera ero in casa ma non ho sentito niente. Quando l’ho saputo sono caduta dal pero. Mi ha allarmata il fatto che c’entrassero ragazzi così giovani, e che le armi siano davvero arrivate a livello capillare all’interno della città. In Italia non eravamo abituati a questi fenomeni, ma adesso bisogna farci i conti. Comunque la mia percezione di Reggio non cambia, quella è una parte di persone che vive a Reggio, non tutta. C’è chi dice che dovevamo aspettarcelo, ma non è vero, io abito qui da 12 anni, sono modenese, e non ho mai percepito questo pericolo». Anche Matteo Ruggerini non è particolarmente preoccupato. Lo fermiamo mentre entra in un palazzo che si affaccia proprio su piazza del Monte: «Sabato non ero a casa – racconta – quindi non posso commentare quello che è successo. Certo che Reggio Emilia è una città molto piccola e una sparatoria non è proprio una cosa che si vede tutti i giorni... In centro però se ne vedono di tutti i colori: risse, qualche accoltellamento (più verso i teatri)... qui di solito è abbastanza tranquillo, a parte gli schiamazzi notturni».

Giuseppe Mattina, insegnante in pensione, è molto turbato: «Potevo essere qui con mia moglie – dice guardando il centro della piazza – o poteva esserci mio figlio con mia nuora. Questi sono gesti inconsulti che non dovrebbero succedere. Uscire di casa armati ha qualcosa di premeditato. E mi dispiace perché potrebbe trovarsi nei guai anche gente normale che magari è uscita per fare la sua passeggiatina. Sono venuto qui 40 anni fa dalla Sicilia e posso dire di aver visto come è cambiata la città: allora era un altro mondo. Vorrei più sorveglianza durante le ore notturne: non che le forze dell’ordine non siano in giro, ma ne vorrei un po’ di più».

Per Macha Daudel, che si è trasferita a Reggio dalla Francia, l’unico modo per risolvere il problema della violenza dilagante è invece affrontarlo con la cultura e l’educazione, a scuola ma anche in famiglia: «Sono molto turbata, abito proprio qui dietro. Sabato sera ho sentito i rumori ma non immaginavo fosse una sparatoria, abbiamo pensato a dei petardi. Quello della violenza è un grande problema della nostra società, dei nostri tempi, che purtroppo non ha risparmiato Reggio». «Un cane sciolto – taglia corto Pierluigi Taglia – un matto. Persone così possono esserci ovunque ma non pensavo a Reggio Emilia. Sono stupito, lo ammetto, ma non ho paura, spero non abbia troppi “parenti”»...

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