Rapina all’edicola di via Emilia Ospizio, la titolare: «Ho pianto, terrorizzata da quel giovane»

L’edicolante racconta alla Gazzetta i momenti terribili della rapina: «Solo rifugiandomi nel bar mi sono sentita al sicuro» 

REGGIO EMILIA. «Per la paura di quell’uomo avevo le lacrime agli occhi». È la stessa edicolante di via Emilia Ospizio, Mirca Candini, a raccontare alla Gazzetta quei terribili momenti affrontati sabato all’alba, quando come al solito stava preparando giornali e riviste da vendere all’apertura, ma all’improvviso si è trovata di fronte il 25enne Gilden Bonsu Yao.

Reggio Emilia, rapina all'edicola di via Emilia Ospizio: "Minacciata di morte per una felpa"



Sono circa le 6.30 e c’è ancora buio, nessuno in giro e lei è dentro all’edicola. «Inizialmente quella persona sconosciuta sembrava calma e gentile, ma non ci ha messo molto ad intimarmi che voleva la mia giacca della tuta. Una richiesta a dir poco pressante, con insulti e la minaccia di uccidermi se avessi chiesto l’aiuto di qualcuno. Ho cercato di stare calma – spiega l’edicolante che tradisce ancora non poca emozione per quanto accadutole – ma dentro di me la paura cresceva... Mi sono tolta la felpa e gliel’ho consegnata. Ottenuto quello che voleva se n’è andato subito, ma ho atteso qualche minuto perché lui mi teneva sotto controllo da lontano. Mi sentivo sotto tiro. Poi con dei giornali in mano mi sono diretta al bar vicino e ho chiesto aiuto. Finalmente – conclude Mirca – mi sono sentita al sicuro».

Velocemente arriva la chiamata al 112 dei carabinieri – anche da parte di un passante che si era reso conto come l’edicolante fosse stata rapinata – ed altrettanto rapidamente giunge sul posto una pattuglia della sezione radiomobile.

I militari non ci mettono molto ad individuare il rapinatore che, vistosi scoperto, reagisce con sputi, calci e pugni. Sono momenti oltremodo concitati, perché il giovane è aggressivo e muove di continuo l’avambraccio sinistro: solo dopo si scoprirà che probabilmente intendeva tirar fuori dalla manica della maglia un coltello tipo karambit (piccolo coltello-pugnale di origine sud-est asiatica, caratterizzato da una forma a mezzaluna e un anello alla base dell'impugnatura, ndr) lungo venti centimetri.

E il 25enne non si intimidisce nemmeno all’arrivo di alcuni poliziotti (cioè gli equipaggi di due volanti), tanto che viene bloccato solamente grazie all’utilizzo dello spray al peperoncino in dotazione ai carabinieri.

Una volta che la situazione si è normalizzata – con non poca fatica è stato fatto salire nell’auto di servizio dei carabinieri – è scattato l’arresto per Yao, accusato di rapina, resistenza e violenza a pubblico ufficiale nonché detenzione illegale di armi.

Accuse pesanti e da lì alla carcerazione alla Pulce il passo è stato breve. Per l’edicolante un’esperienza che non sarà facile dimenticare.

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