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Crac Coopsette, la sede è in vendita per 4,7 milioni

Il liquidatore prosegue con la ricerca di compratori per il grande patrimonio Sul mercato anche aree edificabili a Campegine, Poviglio e Cadelbosco

CASTELNOVO SOTTO. Per ripianare un passivo da 790 milioni di euro serve uno sforzo immane. Soprattutto se ci si trova in un momento come questo, in cui l’economia non sta certo correndo. Giorgio Pellacini, però, non si perde certo d’animo e sta proseguendo a tambur battente la vendita dell’immenso patrimonio di Coopsette, ex colosso cooperativo delle costruzioni che ha messo in vendita anche la sua storica sede. Un palazzo sul quale campeggia l’insegna ormai uscita dal mercato italiano delle grandi opere, e che aveva fatto diventare il piccolo comune di Castelnovo Sotto la sede di uno dei più vasti imperi della cooperazione rossa. Ora il commissario liquidatore Pellacini ha pubblicato una serie di avvisi finalizzati ad ottenere offerte irrevocabili per pezzi dell’ex corona di Coopsette. Tra tutti spicca quindi l’ex sede, con un prezzo base per le offerte di 4 milioni e 770mila euro.

Alla vendita dell’ex quatier generale si aggiunge quella di un’area edificabile a Cadelbosco per 1 milioni e 890mila euro, tre aree edificabili nella zona denominata Milanello a Campegine, rispettivamente per 1,8 milioni, 1,6 milioni e 864mila euro. Non manca poi un’area edificabile a Poviglio, ennesimo esempio di come il risiko immobiliare ipotizzato solo qualche anno fa sia rimasto poi sulla carta e sui conti della cooperativa, finita in liquidazione coatta, il fallimento guidato dal tribunale riservato alle società cooperative.


Il patrimonio di Coopsette è però molto vasto e venderlo nella sua interezza - compresi i beni mobili - non è semplice. Poco tempo fa, ad esempio, è andata a segno la vendita di un altro pezzo del villaggio di Campione del Garda, maxi risiko di Coopsette che sulle sponde del lago aveva partorito un progetto da 200 milioni di euro , poi schiantatosi sotto il peso di un’inchiesta giudiziaria. A passare di mano è stato Palazzo Archetti, uno storico immobile neoclassico in stato di abbandono dal 1981, prima sede di un cotonificio. Era stato messo all’asta nel 2018 per un milione di euro dal Tribunale di Reggio Emilia dopo il naufragio di Coopsette. Un edificio allora considerato centrale per il rilancio turistico dell’area, che doveva ospitare la dependance del mega hotel di lusso da 130 camere che doveva essere realizzato nell’ex cotonificio. Progetto anche questo rimasto lettera morta. A comprarlo ora è stata una famiglia tedesca che da generazioni passa parte dell’anno nella zona turistica con vista lago.

Una vendita che si aggiunge al palmarès del commercialista reggiano Pellacini, autore anche della vertenza in sede civile di Coopsette - inseme all’ex consorella Unieco - con la quale è stato chiesto il pagamento di 65 milioni di euro dalla Regione Piemonte. Un altro fronte giudiziario aperto sull’appalto da 280 milioni di euro che Coopsette aveva agguantato per costruire a Torino il grattacielo dove trasferire la Regione Piemonte. Un appalto partito nel 2011 finito poi in disgrazia nel 2015 quando l’ex colosso dell’edilizia reggiana è giunto al capolinea.

La coop chiede che vengano riconosciute lavori a fine appalto per quella cifra, che la Regione non intende pagare viste altre contestazioni su materiali e consegne. —

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