Il metato di Montemiscoso torna in funzione dopo 60 anni

Il proprietario Gianni Notari ha completato la ristrutturazione del casotto in pietra Gli abitanti e i produttori locali riuniti in consorzio collaborano per portarlo avanti 

VENTASSO. Sessant’anni dopo, un metato torna a far fuoco all’ombra del Ventasso. Nei giorni scorsi a Montemiscoso, piccolo borgo vicino a Ramiseto, un gruppo di abitanti ha riattivato uno dei tanti metati presenti nei castagneti della zona, riprendendo così la centenaria tradizione dell’essiccazione delle castagne per il periodo invernale.

Cosa sono


I metati sono piccoli edifici in pietra composti di due piani: in quello inferiore, per quaranta giorni viene alimentato a legna un fuoco costante, da non spegnere mai; in quello superiore, accessibile da una finestrella, vengono man mano gettate le castagne raccolte nei boschi. Dopo un mese abbondante di essiccatura, i frutti vengono tolti e puliti dal guscio esterno ormai fragile. Le castagne secche possono poi essere mangiate direttamente, utilizzate per i dolci e soprattutto trasformate in farina.

La tradizione

Per secoli, la polenta di castagne ha rappresentato l’alimento base delle poverissime diete appenniniche. Un tempo, ogni famiglia con boschi di castagne aveva un suo metato, costruito non lontano dalle zone di raccolta. L’usanza si è spenta nel tempo: a Montemiscoso da 60 anni nessuno aveva attivato più uno dei tanti casotti superstiti, spesso ridotti a ruderi malconci. Nel 2020, la grande novità, dopo anni di lavoro.

Il proprietario di uno dei metati, Gianni Notari, ha completato la ristrutturazione del proprio piccolo edificio. Nel suo sforzo, è stato aiutato dagli altri abitanti riuniti nel consorzio degli Orti di Ventasso e ora il lavoro di gestione sarà collettivo.

Lavoro di squadra

I produttori locali degli Orti del Ventasso porteranno le castagne al metato Notari partecipando anche agli oneri: non si parla tanto di denaro, ma dell’impegno costante richiesto per mantenere le fiamme nella sezione inferiore per quaranta giorni e quaranta notti. Non un lavoro da poco, anche vista la posizione. La casupola si trova immersa nei boschi, nell’area che da Montemiscoso risale alla Cicogna e agli impianti sciistici del Ventasso, e la carraia presente non porta sino a destinazione, diventando un piccolo sentiero.

Gli utenti più giovani sono attrezzati con quad, moto da cross e fuoristrada per caricare i sacchi dei frutti, altri preferiscono muoversi a piedi. La costanza è fondamentale, sino alla fine di novembre o poco meno, diversi residenti dovranno sempre passare dal metato per mettere legna e verificare che tutto vada bene. Al termine, le castagne secche verranno ripartite secondo gli accordi presi e gran parte del risultato verrà portato in un mulino ad acqua per la macinatura e la trasformazione in farina.

La ripresa è importante perché porta un sostegno ai produttori locali ma prima di tutto per il valore simbolico. Un intero paese recupera una tradizione preziosa, un’usanza che ha garantito a lungo la sopravvivenza, e lo fa collettivamente, collaborando per oltre un mese al lavoro necessario al risultato finale. —

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