Covid, l'appello del prefetto di Reggio Emilia: "Non dimentichiamoci mai delle bare di Bergamo"

Iolanda Rolli fa il punto della situazione in provincia e parla ai reggiani: «Tenete alta l’attenzione. Non è una normale influenza e le forme di negazionismo sono ingiustificabili»

REGGIO EMILIA. La pandemia accelera di giorno in giorno, l’attenzione verso il rispetto delle norme anti contagio cala e il rischio è quello di tornare alla situazione critica di mesi fa. O peggio. È un vero e proprio appello alla memoria, al ricordo delle decine di migliaia di morti e alla responsabilità individuale quello lanciato dal prefetto di Reggio Emilia, Iolanda Rolli, figura al vertice del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica: lo strumento con il quale vengono decise e coordinate tutte le azioni preventive e repressive per limitare la diffusione del Covid. Anche possibili futuri lockdown, che non sono esclusi. Anzi.

Il virus sta accelerando, anche nella nostra provincia? Cosa si sente di dire ai reggiani?

«Fondamentale è continuare a essere attenti e non dimenticare quello che è successo, evitare che la memoria sia corta. Abbiamo già perso la memoria numerica, affidata ora ai telefonini, ma non dobbiamo perdere quella della vita e ricordare quanto accaduto sei mesi fa, gli oltre 35mila morti, le bare che lasciavano Bergamo trasportate dall’esercito. La memoria permette di fare confronti e dà la possibilità di pensare gli errori fatti e migliorarsi. Bisogna che anche nei reggiani cresca la cultura della prevenzione. Ed è un appello rivolto a tutti ma soprattutto ai ragazzi».

Nei giovani e giovanissimi c’è meno rispetto delle regole anti contagio?

«Ora sono alle prese con l’entusiasmo dopo mesi di chiusura e stanno tornando alle abitudini di periodi non così difficili come questo. Ma dobbiamo sentirci tutti responsabili e far passare il messaggio che chi osserva queste misure di contenimento non solo non espone se stesso a inutili rischi ma evita che si crei un pericolo per l’intero territorio».

Norme che toccano anche le scuole e gli studenti.

«Certo. All’interno delle scuole devo dire che l’attenzione è massima. Il problema si pone all’uscita e all’entrata, quando si va nei parchi a fare una passeggiata o in centro, quando si aspettano i mezzi pubblici. Le difese si abbassano e invece è indispensabile mantenere sempre alta l’attenzione. E individualmente dobbiamo pretendere il rispetto di queste regole anche da parte di amici e compagni di classe. Ho incontrato il nuovo direttore provinciale dell’Ufficio scolastico, insediatosi pochi giorni fa, che incontrerà subito i dirigenti scolastici. In settimana si svolgerà in prefettura un altro Comitato al quale gli ho già chiesto di partecipare in modo tale da adottare eventuali altre misure contenitive in base del riscontro ricevuto dai dirigenti scolastici».

Anche la Prefettura non è esente dal rischio Covid. Anzi, qualche positività è stata riscontrata anche fra i suoi dipendenti.

«Qualche caso c’è ma stiamo ancora aspettando l’esito definitivo dei tamponi ai quali tutti noi ci siamo sottoposti. Io e i dirigenti siamo negativi e allo stato attuale non c’è un focolaio ma ho comunque deciso di disporre una sanificazione totale e approfondita del palazzo della Prefettura. Stiamo inoltre valutando di potenziare, laddove possibile, il telelavoro».

Come funziona a livello tecnico la gestione della pandemia e il controllo normative anti Coronavirus?

«Con le forze di polizia, la Provincia, il sindaco di Reggio Emilia, la Protezione civile e soprattutto l’Ausl analizziamo costantemente la situazione e adattiamo i controlli in base all’evoluzione dell’epidemia. I nostri interventi, quelli che la cittadinanza vede sul territorio, sono poi tarati sui provvedimenti emessi dal Governo. Tutto è stato pianificato in ottica preventiva e sanitaria: la Giareda ai primi di settembre, la fiera del Camer, il campionato di calcio e quello di basket. Ci confrontiamo su tutto prendendo come punto di partenza i rapporti dell’Ausl e ogni singolo evento viene poi valutato di conseguenza. Un tempo i Comitati per l’ordine e la sicurezza pubblica si occupavano di “safety e security”, ora si deve fare i conti con la questione sanitaria».

Altro tema complesso da affrontare in quest’ottica sono i trasporti pubblici.

«Ho richiesto il potenziamento del numero di corse degli autobus e con la Regione a breve avremo un incontro per valutare la situazione dei trasporti a livello regionale. L’Emilia è ben strutturata ma in questo momento è necessario fare di più»

I contagi aumentano ma si eseguono molti più tamponi, e rispetto a mesi fa si registrano meno morti e pochi ricoverati in terapia intensiva. Questo porta qualcuno a dubitare della pericolosità del virus o persino della sua esistenza.

«Una delle prime domande che faccio al direttore generale dell’Ausl provinciale, Cristina Marchesi, è quanti posti ci sono in terapia intensiva e i numeri per ora non sono preoccupanti. Questo a fronte degli elevati numeri di tamponi eseguiti e all’alta percentuale di pazienti in isolamento domiciliare. Ma questo non ci autorizza a dimenticare le decine di migliaia di morti. Non è una normale influenza e queste forme di negazionismo sono ingiustificabili. Solo adottando le cautele previste possiamo contenere i contagi e non tornare indietro».