«Mario era speciale sempre disponibile. La famiglia perde il suo pilastro»

Un amico ricorda l’elettricista di 62 anni morto sul lavoro. Funerali fermi. Tucci (Sgb): «In gioco la salute dei lavoratori»

POVIGLIO. «Mario era una persona speciale, sempre attenta ai bisogni degli altri, nel suo lavoro dotato di grande professionalità: per la quale tutti a Cadelbosco lo volevano. Con lui si poteva parlare di tutto, aveva una formazione ampia ed era disponibile al confronto. Era un punto di riferimento per la sua famiglia che lui amava profondamente...».

Così un amico ricorda Mario Ferrari, l’elettricista di 62 anni morto mercoledì mattina sul lavoro, in un cantiere per il completamento di un capannone in via Montessori a Poviglio. All’indomani della tragedia la famiglia non se la sente di rilasciare dichiarazioni. «Forse nei prossimi giorni», dice con gentilezza la figlia di Ferrari, Beatrice. L’uomo, dipendente da ormai più di 30 anni (traguardo festeggiato dai colleghi e dal titolare con la consegna di una targa al dipendente) dell’Elettrotecnica Tedeschi di Castelnovo Sotto, viveva a Cadelbosco Sotto con la famiglia: la moglie Daria e la figlia Beatrice, che si è da poco laureata a Milano. Nella stessa abitazione, in via monsignor Romero, abitano anche l’anziana madre, Piera, e il fratello, Isauro. Alla famiglia sono giunte in queste ore drammatiche decine di messaggi di condoglianze e vicinanza.


Ancora non è stato possibile fissare il funerale: anche ieri la salma è rimasta a disposizione del magistrato, il sostituto procuratore Laura Galli. Al lavoro per le indagini sia i carabinieri della stazione di Poviglio che i tecnici Ausl del servizio Prevenzione e sicurezza sul lavoro. Alla loro attenzione, oltre che la dinamica, anche la partita degli appalti e subappalti in un cantiere in cui operano almeno due aziende esterne alla Platform Basket e alla Tmc.

L’infortunio mortale è il secondo in due settimane nella nostra provincia, il 10 dall’inizio dell’anno.

Immediato e durissimo l’intervento dei sindacati dopo l’accaduto. «Per tutti questi infortuni con esito mortale le responsabilità sono chiare – tuona Pasquale Tucci del Sindacato generale di base –: instabilità lavorativa e precariato diffuso, assenza di controlli, tagli alle spese per la prevenzione e la sicurezza, turni di lavoro infiniti e massacranti, condizioni lavorative estreme e degradanti, sfruttamento, flessibilità, ricatto, erosione dei diritti, allungamento dell’età pensionistica, filiera degli appalti e subappalti soggetti a ribassi eccessivi che comprimono la spesa per la tutela della salute sui luoghi di lavoro, assenza di una cultura della prevenzione, mancanza di informazione e formazione adeguata sui rischi esistenti. Eppure continua ad esservi pochissimo interesse da parte delle istituzioni che, perfettamente allineate alle logiche del profitto, ormai ragionano solo per economia e produttività mettendo in secondo piano la salute e della sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori». —

Miriam Figliuolo. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
 

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