Il Comune di Reggio Emilia si difende: «Siamo trasparenti»

In poche righe piazza Prampolini difende il proprio operato e i dirigenti: «Fiduciosi che sappiano chiarire le loro posizioni»

REGGIO EMILIA. Non parla nessuno, e quindi parlano tutti. La risposta ufficiale della Giunta di Reggio Emilia alla chiusura delle indagini della Finanza è un breve comunicato affidato all’ufficio stampa dell’amministrazione. Nessuna firma, nessun virgolettato ma una difesa dell’operato dell’ente e dei suoi dirigenti coinvolti.

Il Comune, si legge nel testo, «prende atto che a sette fra i suoi dirigenti e funzionari attualmente in pianta organica è stata notificato l’atto di chiusura indagini in riferimento all’inchiesta denominata Re Cleaning», che ha portato a 26 avvisi tra cui ex dirigenti e funzionari (di cui sette appunto ancora in carica, tra i quali il comandante della polizia municipale, Stefano Poma), ma anche l’ex assessore a Mobilità e Ambiente Mirko Tutino.

«Allo stato delle conoscenze – prosegue piazza Prampolini – ad oggi a nessuno dei sette viene contestato il reato di corruzione. Il passaggio odierno si configura come compimento dell’attività d’indagine nota sin dal 2019. Fin da allora l’amministrazione si è comportata in modo responsabile, con trasparenza, assumendo tempestivamente decisioni coerenti e conseguenti».

Il Comune conclude infine ribadendo la sua fiducia «nell’operato degli organi inquirenti e il rispetto per il procedimento in corso. L’amministrazione comunale di Reggio Emilia è fiduciosa che le persone in questione sappiano chiarire gli addebiti loro mossi e dimostrare estraneità ai rilievi avanzati. Posizione – questa – espressa sin da allora».

Nessun commento diretto, si diceva, da parte del sindaco Luca Vecchi. Una strategia adottata più volte dal primo cittadino – forse in attesa di leggere le carte o di parlare con tutti i suoi dirigenti ed ex dirigenti – ma che certamente non aiuta a fare chiarezza su un’indagine che, oltre che giudiziaria, è anche e soprattutto politica.

Sotto accusa, al di là delle eventuali responsabilità dei singoli protagonisti delle inchieste, c’è infatti un modello, un approccio che prosegue da decenni. Il cosiddetto “sistema Reggio” per il quale, nel bene o nel male, alla fine le aziende vincitrici dei bandi sono quasi sempre tutte reggiane. Un sistema che, almeno da quanto emerso dalle carte dell’indagine delle Fiamme Gialle, a volte per funzionare ha bisogno di qualche forzatura agli ingranaggi burocratici.

Su questo argomento il sindaco aveva già parlato mesi addietro in un’intervista rilasciata alla Gazzetta di Reggio proprio dopo le perquisizioni della Finanza in municipio. «Non esiste un sistema Reggio – aveva smentito netto Vecchi – le gare sono gare. E la politica non si occupa di gare. A me non interessa se vince un’azienda di Reggio o, come accaduto tante volte, non di Reggio. A me interessa che l’azienda vincitrice sia in grado di mantenere gli impegni presi nel bando. Potrei fare tanti esempi di aziende reggiane che non hanno vinto». In attesa di sapere se la sua posizione è rimasta la stessa, chi certamente dirà la sua sarà il centrodestra reggiano che oggi alle 11.30 ha convocato una conferenza stampa in Comune proprio sull’inchiesta della Finanza. —