Le canzoni del Liga capitoli di un libro sugli italiani all’estero

L’idea viene a Tiziana Lilò dopo un periodo in Inghilterra. Si va da “Hai un momento Dio” a “È andata come poteva”

REGGIO EMILIA. Capita che un ragazzo e una ragazza decidano di trasferirsi a Londra in cerca di fortuna, ma che poi questa fortuna non la trovino. E che la ragazza, pensando di scrivere un diario per registrare le avventure, belle o brutte, di ogni giorno, si trovi in realtà a scrivere una guida tragicomica su come (non) emigrare, dando a ogni capitolo, come titolo, un verso delle canzoni di Luciano Ligabue.

Protagonista della vicenda è Tiziana Lilò che nel 2008, insieme all’allora compagno e attuale marito Damiano, aveva provato con tutte le forze ad andare a vivere in Inghilterra e che il 18 giugno di quest’anno ha dato alle stampe “Diario di un cervello in fuga nel XXI secolo”.


Si parte con “Voglio un mondo all’altezza dei sogni che ho”, poi “Sta’ a vedere che, sappiamo già com’è, ci riposiamo solo dopo morti”, fino ad arrivare a “Ce l’hai scritto che la vita non ti viene come vuoi”.
È poi ancora, di mese in mese, capitolo in capitolo, “Hai un momento Dio? No perché sono qua, insomma ci sarei anch’io” e “Cosa vuoi che sia, passa tutto quanto, solo un po’ di tempo e ci riderai su”, fino ad arrivare alla fine con “È andata come poteva, come doveva”.

L’obiettivo del libro, racconta l’autrice, «è quello di dimostrare che l’essere umano ha tutte le facoltà per raggiungere (o almeno, tentare di raggiungere) i propri sogni. L’importante è crederci veramente. E se quella vocina interiore continua imperterrita a consigliare di fare delle scelte, a volte anche drastiche, che vanno contro ogni corrente di pensiero che ci circonda (il riferimento è rivolto ai parenti e conoscenti), bisogna ascoltare lei, e non loro».

L’obiettivo secondario invece, prosegue l’autrice, «è quello di mettere le carte in tavola, rendendo pubblico tutto (ma proprio tutto) quello che è successo in quei 220 giorni su suolo inglese, dimostrando che quel tempo non è andato perso. Insomma… anche stavolta il dovere è stato fatto».
In ventuno capitoli la Lilò, che dopo la parentesi britannica è tornata a vivere nella provincia di Verbania, racconta peripezie, umori, gioie e dolori… di un cervello all’estero. Condendo il tutto con la musica di Ligabue: «Sono da sempre una sua fan – dice ancora – e anche quando eravamo a New Castle non ho mai smesso di ascoltarlo».

Prima di titolare i capitoli con le parole di Ligabue, racconta, «ho chiesto il permesso alla Warner chappel music italiana, che me l’ha concesso. Dopo aver pubblicato il libro, quindi, ho inviato loro una copia come ringraziamento».

Ed ecco che Tiziana incappa in un sogno nuovo: «Mi hanno detto che, data la mole di pubblicazioni riguardanti in qualche modo il Liga, in occasione del trentennale della sua carriera stavano pensando di fare una sorta di concorso. Essere selezionata sarebbe bellissimo. E se per caso una copia del mio libro dovesse davvero arrivare a Luciano… non riesco neanche a pensarlo. Sarebbe un sogno, sto già male». —
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