Travolge e uccide un ciclista col trattore, ora può tornare al lavoro ma in bici

Il 54enne non parla davanti al giudice e ora ha l’obbligo di firma dalla polizia locale.  La difesa: «Dinamica non chiara, chiederò una perizia cinematica e l’autopsia»

RIO SALICETO.  Può tornare a lavorare nei campi – a piedi o in bicicletta – ma non a guidare il trattore, il 54enne Sandro Gulmini, che è accusato di fuga e omissione di soccorso stradale per la morte – avvennuta martedì – del marocchino 46enne Zahir El Harti, investito mentre procedeva in bicicletta lungo via Ca’ de Frati.

L’ha deciso il gip Dario De Luca al termine dell’udienza di convalida dell’arresto in cui il magistrato giudicante ha affievolito la misura restrittiva per l’indagato (non più agli arresti domiciliari, ora ha l’obbligo di firma a Rolo, nella sede della polizia locale).

Al di là di quanto accaduto, Gulmini non può salire su un trattore anche perché ha la patente sospesa, visto che nel 2015 era finito nei guai per guida in stato d’ebbrezza). Una udienza, quella di ieri mattina, tutto sommato veloce, anche perché il mezzadro s’è avvalso della facoltà di non rispondere.

Più che altro, sono risuonate le parole dell’avvocato difensore Alessio Barboni, che ha contestato diversi aspetti di questa delicata vicenda.

Il legale si è opposto all’arresto in quasi flagranza («Non è da convalidare, l’incidente è avvenuto martedì intorno alle 14 e il mio assistito è stato individuato e poi arrestato alle 23, è trascorso troppo tempo»), ma anche agli arresti domiciliari richiesti per il 54enne dalla Procura («Non vi sono i presupposti del pericolo di fuga e del rischio di reiterazione del reato»).

L’arrestato è stato poi convalidato dal gip De Luca, applicando però una misura restrittiva meno afflittiva. Sempre l’avvocato Barboni ha rimarcato – anche con i cronisti – l’intenzione di chiedere una perizia cinematica ed eventualmente l’autopsia sul nordafricano investito – nel caso l’esame autoptico non venga disposto dagli inquirenti – il tutto finalizzato a perfezionare la dinamica dell’incidente mortale.

«È tutto da accertare come sia avvenuta la tragedia – sottolinea il difensore – perché non vi sono danni alla bicicletta se non un piegamento del sellino dovuto al fatto che il nordafricano è caduto a terra. Per non parlare delle condizioni precarie della strada, il che può aver influito».

Diversa la posizione della Polstrada di Guastalla, che ritiene chiara la dinamica: via Ca’ de Frati è piccola (poco più di 5 metri) e le dimensioni del trattore con rimorchio hanno avuto un peso quando il mezzo ha incrociato e sorpassato il marocchino in bicicletta.

Il mezzadro dice di non essersi accorto di nulla e a malapena ricorda di aver incontrato – martedì pomeriggio – lungo la strada una persona in bicicletta. Ora deve rispondere di fuga e omissione di soccorso in omicidio stradale: rischia una pesante condanna.