Covid, inchiesta sui decessi: «Le riesumazioni sono possibili ma c’è il rischio di contagio»

L’esperto: non facile ricerca del Covid sui morti fra cui il vescovo emerito Gibertini. Ora le osservazioni delle parti sulla perizia, a metà settembre la decisione del gip

MONTECCHIO  Riesumazioni possibili ai fini giudiziari per valutare gli eventuali decessi per Covid ma bisogna far presto, tenendo però ben presente i rischi da contagio. A tinte contrastanti la prima relazione del professor Claudio Buccelli (che guida la Medicina legale dell’Università Federico II di Napoli) sulla delicata inchiesta (cinque gli indagati) delle morti sospette – in piena pandemia – nella Casa della carità San Giuseppe.

Parliamo di prima perizia in quanto il pm Piera Giannusa (titolare del fascicolo) e gli avvocati (di indagati e parti offese) hanno la possibilità di presentare delle osservazioni tramite i loro consulenti tecnici, di cui l’esperto dovrà tener conto nella stesura definitiva della perizia stessa che sarà discussa a metà mese davanti al gip Andrea Rat nell’atto conclusivo dell’incidente probatorio. Ma cosa scrive il professor Buccelli, ritenuto un luminare nel suo campo? «Considerato il tempo trascorso a oggi dal decesso – si legge nell’atto peritale – e in ragione del prevedibile (in termini generali) relativo stato di conservazione dei principali tessuti interessati dalla patologia in oggetto, si ritiene possibile, ma non per questo probabile individuare alterazioni strutturali riconducibili all’azione violenta dell’agente patogeno, attraverso un ricorso a un attento esame anatomo-istologico». Poi il passaggio sulla pericolosità di queste operazioni «per i consulenti di parte e dei periti del giudice, i loro collaboratori e la collettività legati alle operazioni di scavo delle sepolture, estrazione delle salme, con eventuali prelievi preliminari in loco su tessuti e liquami cadaverici». Rischi che riguardando pure il «trasporto in obitorio per l’autopsia, alle vestizioni e al nuovo trasporto al cimitero per riseppellirli». Il perito entra più specificatamente sul virus: «Gli acidi nucleici (genoma virale) possono risultare danneggiati dal più o meno avanzato grado di decomposizione. Tale circostanza può determinare una sottostima o anche un azzeramento della carica virale. Non trascurabili le difficoltà sia per la diagnosi di infezione da Sars CoV2, sia di effettivo sviluppo della malattia, nonché al collegamento tra quest’ultima e la morte».


Infine sulla tempistica relativa alle salme da riesumare (erano 18, ma 3 deceduti sono stati cremati), ritiene che «vada fatta in tempi brevi per evitare che gli effetti climatici dell’estate possano peggiorare le alterazioni dei tessuti cadaverici. Non basta – rimarca l’esperto – solo raccogliere campioni biologici da analizzare in laboratorio, ma serve un attento esame autoptico perché la sola ricerca dell’Rna virale non è sufficiente».

Sono 18 le morti sospette – fra cui quella del vescovo emerito Giovanni Paolo Gibertini – finite nel mirino della Procura che indaga per omicidio colposo e delitto colposo contro la salute pubblica. —

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