«Quarantena preventiva su contatti diretti e tempi rapidi per gli esiti dei tamponi»

Reggio Emilia, Ausl risponde ai dubbi sul protocollo applicato in caso di positivi a scuola. Bisacci: «In poche ore avvisate tutte le famiglie»

REGGIO EMILIA. Che accadesse così presto, certo non se lo augurava nessuno, ma che potesse capitare era una certezza. Il primo caso di Covid a scuola, avvenuto al nido parrocchiale di Arceto di Scandiano, dove a risultare positiva al tampone è stata proprio una maestra, ha evidenziato l’efficienza del protocollo messo a punto per affrontare questa specifica situazione, tanto temuta dalle famiglie. Efficienza e rapidità, resa possibile anche dalla preparazione degli operatori coinvolti, dopo mesi di preparazione in vista della ripresa e dei possibili scenari.

Il caso di Scandiano ci viene in aiuto per capire non solo cosa sia successo, ma anche cosa sia previsto nel momento in cui si scopra un caso positivo a scuola. Le domande e i dubbi delle famiglie, alla vigilia della ripresa dell’attività anche delle altre scuole frequentate dai bimbi più grandi, sono tanti.Abbiamo cercato le risposte rivolgendoci all’Ausl di Reggio Emilia che ci ha fornito spiegazioni tramite la dirigente dell’Igiene Pubblica, Eufemia Bisacci.


La maestra in questione era già risultata negativa al test sierologico...
«Sì. Si tratta di un test epidemiologico, che non ha valore diagnostico, anche se è fondamentale sui grandi numeri per capire come si diffonde il virus. Non si sostituisce però al tampone. Perché l’immunoglobulina (che rileva il contatto con il virus, ndr), potrebbe essere prodotta in un secondo tempo».

Un falso negativo?
«Potrebbe. Ma è solo un’ipotesi. Quello che conta è che la maestra, che era asintomatica, appena ha scoperto la presenza di un caso con sintomi sospetti in famiglia, cioè la mattina del 2 settembre, abbia avvisato la scuola e si sia messa subito in isolamento volontario in attesa dell’esito del tampone. Come prevede il protocollo nei casi di sospetti positivi».

Il tampone è stato fatto subito?
«Il giorno stesso che la maestra ha annunciato l’autosospensione. L’insegnante era stata in contatto con i bambini solo il giorno prima, il primo di scuola (l’1 settembre, ndr), e sempre indossando la mascherina, secondo le procedure anti Covid».



Quanto tempo è passato dalla scoperta della positività della maestra alla messa in quarantena dei bimbi?
«Possiamo davvero dire poche ore. Avuto l’ esito del tampone in tempo reale, giovedì 3 settembre, la mattina, abbiamo sentito lei e il referente Covid della scuola (ne vengono nominati in ogni istituto, ndr) ed entro sera abbiamo rintracciato i suoi contatti diretti a scuola: la collega e le famiglie dei 13 bambini per i quali è partita la quarantena preventiva».

Perché solo i bimbi e non le famiglie?
«Perché le famiglie dei bambini sono considerati contatti indiretti. Non hanno avuto a che fare direttamente con la maestra in questione, grazie anche alle procedure per la riduzione dei rischi a scuola. Il protocollo, in questi casi, prevede la quarantena preventiva, invece, per i soli contatti diretti. Nella fattispecie la collega e i 13 bambini della sua sezione».



Quando saranno fatti i tamponi ai bimbi invece?
«Lunedì 7 settembre».

Perché non prima?
«Se l’esecuzione del test naso-orofaringeo è troppo precoce il rischio è di falsi negativi».

Gli senari sono due. Che risultino tutti negativi. O che ci sia qualche positivo. Nel caso?
«Per ogni positivo cercheremo tutti i contatti diretti nel corso delle 48 ore precedenti».

Nel corso della quarantena verrà eseguito il secondo tampone?
«Sì in caso di positivi e a distanza di 8 giorni. Altrimenti verrà fatta una valutazione, soprattutto in base alla sintomatologia».