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Attività all’aperto e spazi dedicati. Così ripartono gli asili reggiani

Attività all'aperto negli asili reggiani

Reggio Emilia, le sezioni non potranno mescolarsi nemmeno all’esterno In caso di positività sarà l’Ausl a decidere per la quarantena

REGGIO EMILIA. Fino a qualche mese fa sembrava impensabile, ma lunedì mattina più di 3.400 bambini saranno accolti nelle trenta scuole dell’infanzia e nei venti nidi, tra comunali e convenzionati, di Reggio Emilia. Una riapertura tanto attesa (le domande di iscrizione sono aumentate rispetto allo scorso anno e, al momento, i dati di ritiro sono in linea con gli anni passati) quanto complicata, frutto di un lungo percorso di dialogo – tra personale delle scuole, genitori, autorità sanitarie, Comune, Istituzione Scuole e Nidi – iniziato nei mesi “caldi” dell’emergenza sanitaria Covid-19 e terminato con la possibilità di garantire il diritto all’educazione «a tutti», come sottolineato dal sindaco Luca Vecchi e dall’assessore alla scuola Raffaella Curioni.

Vecchi: "Poter riaprire le scuole è una già vittoria per Reggio Emilia"



Il “come” è stato spiegato durante una conferenza stampa alla scuola dell’infanzia Robinson («La prima di Reggio – ha ricordato il sindaco – e anche per questo dedicata al sindaco Renzo Bonazzi»). «La parola chiave è sicurezza – il commento dell’assessore Curioni – ma senza rinunciare all’essenza del nostro progetto educativo, anzi senza fare neanche un passo indietro a riguardo. Se lunedì apriamo è perché siamo pronti, consapevoli, perché abbiamo lavorato duramente partendo per tempo. Rispetteremo le normative anti-Covid, ogni protocollo, ma non trasformeremo le nostre scuole in ospedali: le scuole e i nidi sono e resteranno luoghi di comunità, socializzazione ed educazione».

Vecchi: "Poter riaprire le scuole è una già vittoria per Reggio Emilia"



Ad entrare nel dettaglio sono stati Cristian Fabbri, presidente del consiglio di amministrazione dell’Istituzione Nidi e scuole di infanzia di Reggio, e il direttore dell’Istituzione Carlo Rinaldi che ha voluto ringraziare gli insegnanti, gli atelieristi, i cuochi e tutto il personale «perché – le sue parole – si sono trovati a dover ripensare in pochissimo tempo una strategia educativa senza rinunciare ai caposaldi del Reggio approach, e l’hanno fatto con passione e grande spirito collaborativo».

ALL’ARIA APERTA. «Le “Scuole nel bosco” stanno all’aperto tutto l’anno. Noi siamo italiani e forse non siamo ancora pronti per un taglio così nord-europeo – hanno spiegato le maestre e l’atelierista del Robinson – però è importante che i bambini, con addosso i giusti indumenti, stiano il più possibile all’aria aperta». E così sarà, a partire dal 7 settembre. Non è stato necessario apportare modifiche strutturali o trasferire sezioni da un posto a un altro, ogni scuola dell’infanzia e nido di Reggio è stato semplicemente attrezzato al meglio per permettere a insegnanti e bambini di trascorrere la maggior parte del tempo en plein air. Ombrelloni, gazebo, tavoli e sedie sono stati acquistati con un investimento di 100mila euro, coperto dal disavanzo di bilancio del 2019: 47mila euro sono andati per l’acquisto di arredi e attrezzature da interno, 30mila per la sistemazione delle aree verdi. All’aria aperta i bambini potranno entrare in contatto con la natura, osservarla, sperimentare il proprio corpo in relazione agli stimoli più disparati: le ombre, il vento, i suoni, i profumi... In caso di forte pioggia o condizioni meteorologiche avverse, comunque, si andrà in sezione.

ALL’INTERNO. Gli arredi e la disposizione sono stati ripensati in modo che ogni sezione abbia un proprio ingresso separato, spesso direttamente collegato allo spazio esterno, in modo che non ci sia mai – né fuori né dentro – interazione con bimbi e maestre di altre sezioni. Abbandonata l’idea dei piccoli gruppi, infatti, ora il gruppo di riferimento è la sezione. E all’interno della propria sezione, dopo essersi cambiati le scarpe, i bambini potranno andare in bagno, mangiare, dormire («I locali saranno sempre correttamente puliti e areati», ha precisato Rinaldi). Nessuna barriera sarà però eretta a dividere i bimbi: gli spazi saranno delimitati da “confini sconfinanti” come un paravento traforato, un nastro che oscilla al vento, dei tronchi disposti a terra.

L’EREDITà DELL’ESTATE. I campi estivi, soprannominati non a caso “Prove di futuro”, hanno infatti dimostrato che questi confini, ovviamente con la supervisione degli insegnanti, sono più che sufficienti. Le sezioni, tra l’altro, potranno riconoscere anche visivamente il proprio spazio e il proprio percorso grazie a colori o figure che verranno assegnati a inizio anno.

ORARI E TEMPO LUNGO. Per la necessità di non far mescolare bambini di sezioni diverse, è sospeso il tempo lungo, il servizio cioè che copre la fascia oraria dalle 16 alle 18. «Speriamo che il governo decida di stanziare risorse per l’infanzia – il commento di Rinaldi – in modo da permetterci di assumere più personale e ripristinare il servizio». Per farlo, infatti, ci sarebbe bisogno di un insegnante dedicato per sezione. Per il resto gli orari sono gli stessi di sempre: si entra dalle 7.30 (ingresso anticipato su richiesta) alle 9, in tre turni decisi insieme ai genitori. L’uscita è dalle 15.30 alle 16.

SCONTI. Quest’anno sarà data alle famiglie la possibilità di andare a prendere i bambini anche alle 13, dopo il pranzo. In questo caso ci sarà uno sconto del 30% sulla retta. Uno sconto del 10% è previsto anche per il mese di settembre, poiché le scuole aprono il 7. Introdotto, poi, uno sconto del 15% in caso di assenza per malattia per almeno 10 giorni consecutivi.



PROTOCOLLO COVID. Poche, ma fondamentali, le regole da seguire in questo senso. Non è prevista la misurazione della temperatura all’ingresso della scuola, ma sono i genitori – come definito dal patto di corresponsabilità – a doversene occupare a casa: è proibito portare a scuola un bambino con temperatura superiore ai 37,5° o con sintomi respiratori o per chi è stato in contatto con persone positive al virus nei 14 giorni precedenti o in caso di quarantena. Tutte situazioni, queste, che i genitori sono tenuti a riferire al personale della scuola. Per motivi di sicurezza non sarà possibile portare giochi da casa.

Nel caso in cui un bambino dovesse presentare febbre o sintomi a scuola, verrà accompagnato in uno spazio separato in attesa di un familiare. I genitori dovranno poi contattare il pediatra, che deciderà se richiedere un tampone: in caso di esito negativo, per rientrare a scuola il bambino avrà bisogno del certificato. In caso di conferma di contagio sarà invece l’Ausl a decidere il da farsi: se mettere in quarantena l’intera sezione, se e a chi far eseguire i tamponi. Giovedì sera il governo ha stabilito, tramite decreto, che i genitori con un bambino in quarantena possono richiedere un congedo straordinario o di lavorare in smart working.