Reggio Emilia, saracinesche abbassate ma in centro storico sono di più i nuovi negozi

Dal 2015 si registra una costante instabilità, ma la tendenza rimane positiva. Sidoli: «Luglio e agosto uguali al 2019, ma arriveranno gli effetti del Covid»

REGGIO EMILIA. Saracinesche abbassate, cartelli di liquidazione totale, altri che segnalano la volontà di vendere o affittare locali un tempo caratterizzati da un più o meno vivace via vai di clienti.

Eppure i dati sul centro storico delineano un quadro più complesso di quanto non balzi agli occhi durante una “vasca” in via Emilia: l’instabilità è innegabile, ma per un negozio che chiude ce n’è uno (o più) che apre. Questo, almeno, prima dell’emergenza Coronavirus.


I dati raccolti dal Comune di Reggio Emilia dal 2015 al 30 settembre del 2019, e riferiti al centro storico, parlano di 218 nuovi negozi aperti (di cui 45 nel settore alimentare e misto, e 173 in quello non alimentare) a fronte di 170 chiusure (rispettivamente 37 e 133). Per quel che riguarda i pubblici esercizi, il segno si mantiene positivo con 37 aperture e 22 cessate attività.

La tendenza è parzialmente rispettata anche nel 2020, almeno per quel che riguarda i negozi: da inizio anno ne sono stati aperti 26, hanno chiuso in tre. È andata peggio ai pubblici esercizi: hanno aperto in quattro, chiuso in sette. E poi: tre acconciatori hanno chiuso, solo due aperto; serranda abbassata anche per due centri estetici, mentre solo uno ha aperto.

«Possiamo affermare, analizzando i dati di aperture e cessazioni di attività commerciali degli ultimi anni, confrontandoli con il dato del 2020, che la crisi strutturatasi nel corso del tempo si rivela consolidata ma stabile: guardando l’andamento dell’anno in corso si assiste a una forte turnazione con un segno positivo per le aperture degli esercizi commerciali (+23) e segni negativi (-3) per i pubblici esercizi e i servizi alla persona», il commento dell’assessore a commercio, attività produttive e valorizzazione del centro storico Mariafrancesca Sidoli.

Conferme arrivano anche dai dati di luglio e agosto 2020, in cui il saldo aperture/chiusure è pressoché a zero, così come nel 2019. Cinque i nuovi esercizi commerciali aperti negli ultimi due mesi, e cinque erano stati quelli aperti nello stesso periodo dello scorso anno. Ma quest’anno le chiusure sono state sette, lo scorso anno nove. Sempre riferendoci a luglio e agosto, poi, due pubblici esercizi hanno aperto e due hanno chiuso. L’anno scorso, nello stesso periodo, non si erano registrate aperture ma una cessata attività. Inoltre, nonostante le difficoltà, negli ultimi due mesi in centro a Reggio ha aperto un parrucchiere.

«L’instabilità persiste – riflette l’assessore – ma, al momento, regge. È evidente che le pregresse difficoltà del settore non possono che essere state aggravate dal lockdown prolungato, causando azzeramenti di cassetto in coloro che erano inibiti a lavorare o impossibilitati a trasformare la loro modalità di vendita in asporto o domicilio, unita alla crisi che, secondo le previsioni e gli osservatori economici, inizia ora a sprigionare i suoi effetti».

Dalla crisi sanitaria e dalle conseguenti restrizioni e limitazioni, l’assessore ne è consapevole, «non ne siamo ancora usciti e questo elemento impatterà ed inciderà ancora nel corso dei prossimi mesi e andrà a consolidare cambiamenti negli stili di vita (penso allo smartworking) e nelle modalità di acquisto (penso all’e-commerce, ai pagamenti digitali). Molte trasformazioni socio economiche – prosegue – erano già in atto da tempo; è indubbio che la pandemia e la conseguente emergenza sanitaria abbiano accelerato alcuni di questi processi, richiedendo al settore non solo capacità di resistenza ma soprattutto di resilienza e di adattamento».

E di resilienza ci sarà ancora bisogno: «Il centro storico con le sue mille anime è per definizione il luogo della socialità dove le persone si incontrano, si intrecciano relazioni e si vivono esperienze, dalla spesa al mercato del contadino, allo shopping nei negozi, allo spettacolo nei luoghi della cultura, alla consultazione del libro in biblioteca, ai luoghi del lavoro: avremo davanti ancora mesi difficili proprio perché – conclude l’assessore – nella socialità siamo chiamati a contenerci e a limitarci e responsabilmente riprendere le fila della città che riparte a settembre».