Indagati Olivi di Coopservice e il cognato per un maxi appalto al Sant'Orsola

Annullata la gara da 123 milioni per i servizi integrati del Sant’Orsola di Bologna. Battaglia legale in Consiglio di Stato, ma si muove anche la Procura ordinaria

REGGIO EMILIA. Abuso d’ufficio e falsità ideologica. Sono le due ipotesi di reato al centro di un’inchiesta della procura di Bologna per un maxi appalto da 123 milioni in 72 mesi nell’ambito di una gara indetta dal Servizio Acquisti Metropolitani (Sam) dell’Ausl di Bologna per l’affidamento e la gestione dei servizi integrati di supporto alla persone dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Sant’Orsola.

Il ricorso. Un bando avviato fra il 2015 e il 2017, vinto nel 2019 dal raggruppamento di imprese capitanato da Coopervice, già al centro di una dura battaglia legale sul fronte della giustizia amministrativa, a seguito del ricorso presentato contro il Policlinico dapprima al Tar e poi al Consiglio di Stato da un raggruppamento concorrente guidato da Reekep Spa, arrivato terzo: una gara annullata con sentenza del Consiglio di Stato, emessa il 16 luglio e pubblicata il 20 agosto, nella quale il gruppo guidato da Reekep Spa, dopo aver perso il giudizio amministrativo in primo grado, è tornato alla carica, mettendo nel mirino i legami familiari fra i reggiani Roberto Olivi, presidente Coopservice, e Marco Storchi, direttore della struttura complessa servizi di supporto alla persona del Sant’Orsola, marito della sorella di Olivi, fra gli autori del progetto di gara e, nel periodo 1998-2004, dipendente della stessa Coopservice.


«Alle imprese del raggruppamento Coopservice si rimprovera l’omessa segnalazione nel corso della gara del rapporto di affinità di secondo grado esistente tra il presidente del cda della stessa Coopservice e di Servizi Italia (Roberto Olivi, fratello di Paola Olivi) ed il direttore della Struttura Complessa Servizi di Supporto alla Persona dell’Azienda ospedaliera universitaria di Bologna, dott. Marco Storchi (coniuge di Olivi Paola), coautore del progetto e del capitolato tecnico posti a base della gara qui controversa e già dipendente del gruppo Coopservice dal 1998 al 2004», si legge nella sentenza del Consiglio di Stato in riferimento ai motivi del ricorso in secondo grado.

Un legame dichiarato da Storchi nel 2017, «in corso di gara», che secondo i giudici amministrativi non sarebbe stato protocollato prima del febbraio 2019 per poi essere prodotto in giudizio nell’aprile dello stesso anno, «dunque, non vi è prova» che la dichiarazione «sia stata allegata nel corso del procedimento o portata in quel contesto a conoscenza degli operatori concorrenti».

La sentenza . Nella sentenza, firmata dal presidente della corte, Roberto Garofoli, si rileva di conseguenza che «il motivo di appello deve ritenersi (oltre che ammissibile sul piano processuale, anche) fondato nel merito». Per i giudici amministrativi, inoltre, sussistono «elementi indiziari dai quali è possibile ricavare, in via presuntiva, il conflitto di interessi». E poi: «Nel caso in esame le parti resistenti non hanno allegato elementi in grado di fugare i dubbi circa il possibile vantaggio competitivo di cui potrebbe avere goduto la controinteressata».

E ancora: «Più chiaramente, la possibile asimmetria informativa determinatasi a vantaggio di quest’ultima non è superata né dal fatto che alla progettazione abbiano partecipato altri uffici, in quanto la circostanza non esclude l’eventualità di un accesso privilegiato di Coopservice alle informazioni rilevanti ai fini della predisposizione della migliore offerta; né dal fatto che l’elaborato progettuale ad un certo momento sia stato portato a conoscenza di tutti gli operatori interessati, in quanto il vantaggio competitivo potrebbe essersi comunque determinato sotto forma di anticipata conoscenza degli atti di gara o di possibile acquisizione di informazioni qualificate (afferenti al progetto e al capitolato), riservate e di specifico orientamento sulle aspettative e sui gradimenti della stazione appaltante.

Sebbene la circostanza non sia decisiva, non risulta provato, diversamente da quanto sostenuto dalle parti appellate, che all’esito dell’incontro del 19.07.2019 il materiale predisposto alla luce delle consultazioni preliminari sia stato messo a disposizione dei partecipanti o degli operatori interessati».

La replica. Da Coopservice fanno sapere che «nel prendere atto delle sentenza pubblicata e senza voler entrare nel merito tecnico-giuridico delle argomentazioni in essa contenute, che comunque ribaltano i precedenti esiti favorevoli», si «tiene a precisare che approfondirà l’impianto decisionale al fine di impugnarlo, nei modi e nei termini di legge, nelle opportune e competenti sedi giudiziarie». Ma la battaglia amministrativa ha dato il La alla Procura ordinaria, con un fascicolo aperto dal pm Augusto Borghini che sta coordinando le indagini della guardia di finanza. —© RIPRODUZIONE RISERVATA.