A Ventasso tanti nuovi arrivi alla riscoperta dell’Appennino

Con i suoi 1.400 km di sentieri ha sfidato l’era del Covid. I gestori concordi: «Da maggio boom di prenotazioni»

VENTASSO. Stagione turistica salva, andata molto bene nonostante le tante incognite iniziali, con tanti cambiamenti rispetto al passato.

Questo emerge dai resoconti degli operatori turistici dell’alto Appennino reggiano, sul versante del Ventasso, secondo cui è emersa sicuramente la maggiore voglia di uscire dopo la quarantena dovuta al Covid 19, rispetto alla paura di uscire per paura del Covid 19; forse perché il distanziamento sui monti e lo stare all’aria aperta risulta più rassicurante.


Frequentare l’Appennino reggiano coi suoi 1400 km di sentieri, quindi, sembra essere stata una proposta efficace per il turismo nell’era del Covid19, con opportunità nuove, anche se rimane da valutare se queste mete rimarranno circoscritte per l’estate 2020 o saranno ricorrenti in futuro.

Roberta Dughetti – la cui famiglia dal 1973 gestisce il camping “Il faggio”, a due passi dal lago Calamone –, sostiene di aver vissuto un’estate in linea con le precedenti, con alcune importanti novità: «All’inizio della stagione, appena dopo l’apertura ai movimenti dentro la regione, abbiamo avuto un boom di prenotazioni da parte dei romagnoli, che non si erano mai visti qui in zona. Del resto, non potendosi muovere fuori dall’Emilia-Romagna, hanno pensato di riscoprire il nostro Appennino. Una volta aperti i movimenti su scala nazionale, da luglio, sono tornati i toscani e i liguri, habitué del nostro Appennino, assieme a piemontesi e veneti, una novità. Forse gli appelli per diversificare le mete, evitando destinazioni di massa, li hanno portati qui da noi. Tanto che in luglio abbiamo avuto più presenze degli anni scorsi. Grandi assenti gli stranieri, evidentemente impauriti dall’impatto che il Covid ha avuto in Italia».

La famiglia di Mirco Cecchi gestisce il “Rifugio Venusta” sul lago Calamone. Osserva Cecchi: «Le ultime settimane di maggio abbiamo registrato un vero e proprio boom di reggiani, esausti dalla quarantena e obbligati all’escursionismo di prossimità dal fatto che non potevano uscire dalla provincia. Poi con le progressive aperture sono arrivati molti altri emiliani, assieme a toscani e liguri. A differenza degli anni scorsi, noi possiamo solo offrire servizio da asporto, ma abbiamo notato che in molti si portano il cibo da casa, forse per evitare assembramenti o perché si trovano in ristrettezze economiche, dopo mesi senza lavoro».

«Quest’estate – prosegue Cecchi – non abbiamo proposto le attività degli anni scorsi, concerti serali ed escursioni notturne che avevano riscontrato grande successo, ma il prossimo anno ci rifaremo».

Ivan Guazzetti, presidente del ranch “Balla coi lupi” di Ramiseto, maneggio che organizza escursioni a cavallo sui sentieri del Parco nazionale dell’Appennino tosco emiliano, osserva: «Abbiamo avuto molti clienti nuovi, cui sono piaciute molto le nostre vette che hanno potuto apprezzare lungo dei sentieri in sella a un cavallo, rimanendo positivamente stupiti dalle sue bellezze paesaggistiche. Speriamo non siano solo turisti occasionali, ma che tornino anche nei prossimi anni. In ogni caso, al di là del Covid, servono investimenti da parte delle istituzioni per nuove infrastrutture che possano rendere l’Appennino reggiano una meta turistica di rango nazionale e internazionale».

Claudio Malpeli di “Claudio sport”, negozio di abbigliamento sportivo a Ventasso laghi, da una visione che va al di là dell’estate post-Covid: «Il Ventasso sta rifiorendo, soprattutto a livello di ricettività. Il turismo di prossimità ci ha dato numeri importanti quest’anno. Tutti i week end il Ventasso viene preso d’assalto dai turisti, non si trova un posto dove parcheggiare. Nonostante la grande incertezza, abbiamo aumentato l’offerta con un nuovo parco giochi molto apprezzato dalle famiglie con bambini. Inoltre, il residence “San Cipriano”, sulle piste da sci del Ventasso, è interessato da lavori di ristrutturazione che ne preannunciano la riapertura dopo 20 anni. Ci sono 35 appartamenti, c’è spazio per 7-8 negozi, incluso un centro benessere».

Per Dario Torri, presidente dell’agriturismo “Valle dei cavalieri” di Succiso nuovo, famoso per essere stato la prima cooperativa di comunità al mondo «c’è stato un aumento di turisti nelle escursioni, verso rifugi e vette, in generale si è vista più gente in giro sul monte Succiso, al passo del Lagastrello e sul Ventasso. Dal punto di vista lavorativo, offrire la ristorazione è stato più complicato per le disposizioni anticoronavirus, ma siamo in linea con gli anni scorsi. Le campagne mediatiche della Regione che incentivavano il turismo in Appennino hanno probabilmente aiutato, ma serve fare di più per migliorare i servizi essenziali in questi luoghi periferici e rurali, e avvicinare la montagna alla città». —

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