«Da Ferrarini più soldi per battere Intesa»

Bonfatti, legale della famiglia: «Siamo pronti con il nuovo piano. Il tribunale deciderà se accogliere la proposta concorrente»

REGGIO EMILIA Tre settimane per rispondere all’attacco di banche e cooperative. Il primo settembre la famiglia Ferrarini e il nuovo socio forte, il Gruppo Pini, dovranno presentare il loro nuovo piano di concordato tramite la newco Ferrarini Holding.

E lo faranno alzando la posta da mettere sul tavolo dei creditori, tra i quali ci sono proprio Intesa Sanpaolo e Unicredit, esposti per 50 milioni sulla sola Ferrarini spa, e diventati il braccio finanziario della cordata con a capo il gruppo cooperativo modenese Bonterre, che intende rilevare Ferrarini per creare una corazzata dell’agroalimentare emiliano di caratura internazionale.

«È da vedere come e se la proposta concorrente sarà migliorativa rispetto alla nostra» taglia corto Sido Bonfatti, avvocato reggiano in qualità di legale della famiglia Ferrarini, presente nel pool di consulenti ingaggiati per vincere la complessa partita contro il ticket banche-cooperative. «La nostra nuova proposta prevede maggiori risorse rispetto a quella precedente. Ma saranno i creditori a decidere quale sarà per loro la più convincente. Salvo il via libera del concordato concorrente da parte del tribunale di Reggio Emilia». E qui la partita si fa intricata. Perché il ticket Ferrarini-Pini potrebbe chiedere di ridurre il valore del voto di Intesa e Unicredit, essendo nei panni sia dei creditori che dei concorrenti. «Sarà il tribunale a decidere poi come trattare la questione e in quale classi inserirli» dice telegrafico Bonfatti.



Certo è che nel caricatore la cordata capitanata da Bonterre ha altre due cartucce legali. Si tratta della richiesta di spostare il procedimento dal tribunale fallimentare di Reggio e quello di Bologna, considerato tribunale naturale e campo neutro, e della richiesta di invalidare la richiesta di concedere un nuovo concordato ai Ferrarini con tanto di nuovo termine e maggior tempo per poter giungere alla proposta bis che sarà depositata entro il primo settembre. Le tempistiche prevedono però che ci sia prima il deposito del nuovo concordato dei Ferrarini e poi la pronuncia su entrambi i quesiti da parte della Corte d’Appello.

«Ferrarini sta lavorando in utile e questo non pregiudica il patrimonio in essere - avverte Bonfatti - Certo è che più tempo si perderà nella disputa accesa più il margine di manovra in favore dei creditori potrebbe ridursi». L’azienda dei prosciutti - che conta 700 dipendenti nel gruppo formato anche dalla Società Agricola (Parmigiano Reggiano e aceto balsamico) e dai salumi Vismara - non ha mai smesso di lavorare e, anzi, ha ritrovato i volumi del periodo precedente la sua crisi, partita come infezione finanziaria ma che aveva cominciato ad affossare anche l’attività industriale. E qui si inserisce l’offerta di Roberto Pini, patron del gruppo valtellinese. La sua azienda possiede il più grande macello d’Europa in Spagna, potendo così rifornire Ferrarini sulla quale vuole (e deve) puntare anche decine di milioni cash. Pini Italia dovrebbe infatti garantire nel medio-lungo periodo la crescita e la salvaguardia dell’occupazione senza nessuna delocalizzazione produttiva grazie anche all’investimento di 40 milioni di euro nel nuovo stabilimento produttivo di prosciutto cotto che sorgerà a Reggio Emilia e consentirà la nascita di un progetto di filiera unico nel settore che permetterà di affrontare i mercati globali. Progetto fotocopia a quelle presentato ora da Bonterre. —

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