Reggio Emilia, riemerge la torre della basilica di San Prospero: «Grazie alle donazioni di mille reggiani»

Scoperta la sommità, presto via le impalcature dalla parte centrale. Ovi: «Siamo in anticipo rispetto ai tempi previsti»

REGGIO EMILIA. I reggiani possono già rivedere almeno la sommità della torre di San Prospero, celata allo sguardo da tempo immemore. A breve sarà possibile ammirare tutta la torre campanaria nei suoi colori originali dopo i lavori che hanno permesso di ripulire dalla patina di smog che l’aveva completamente ricoperta e di scoprire il capitello corinzio, che risulterà più chiaro rispetto al corpo del manufatto risalente al 1500.

Reggio Emilia, parzialmente scoperta la torre di San Prospero

Il presidente del Comitato per il restauro, Stefano Ovi, non ricorda da quando tempo la torre campanaria fosse “incappucciata”, ma ha ben chiaro invece come procederanno i lavori che si concluderanno entro ottobre. «In anticipo – sottolinea con orgoglio – rispetto al programma di chiudere il cantiere entro il 24 novembre. In questi giorni stiamo liberando il terzo finale della torre e realizzando i cornicioni, poi procederemo a settembre con la parte centrale, mentre l’ultima parte sarà liberata da tutti i ponteggi e dalla copertura in ottobre».


Di certo la torre di San Prospero, a trent’anni dall’ultimo intervento di restauro, sarà inaugurata in ottobre e sarà anche dotata di un nuovo impianto di illuminazione esterna. «Resta da definire la data – aggiunge Ovi – che coinciderà con la presentazione di un libro che descrive i lavori di restauro e consolidamento effettuati, sarà ricco di foto e con i contributi di quanti hanno partecipato e reso possibili i lavori».

La torre è un esempio di architettura rinascimentale, in pietra arenaria, marmo di Verona e laterizio, con una particolare forma ottagonale e tre ordini architettonici sovrapposti, che raggiungono un’altezza di 40 metri.

Un’opera incompiuta. poiché il progetto originario prevedeva di arrivare, compresa la cupola puntuta, a 60 metri. Il fascino della torre è strettamente legato ai materiali utilizzati, che sono però anche causa della sua fragilità. La pietra arenaria con cui è costruita è molto friabile e ha portato nel corso degli anni al distaccamento di materiali e ad infiltrazioni d’acqua. I lavori iniziati per San Prospero 2018, sotto la direzione dell’architetto Mauro Severi, sono stati affidati all’azienda specializzata “Leonardo” di Bologna, con il committente che ha potuto contare sulla consulenza e i consigli del Cnr e del professor Stefano Lugli dell’Università di Modena e Reggio.

«Il completamento dei lavori, per una spesa di 900mila euro, è stato reso possibile – racconta Ovi – grazie alle donazioni di quasi mille reggiani, cui vanno aggiunti per l’entità del loro contributo diverse aziende e enti come Credem, Fondazione Manodori, Max Mara, Unindustria». Ripercorrendo i quasi due anni di lavoro, per il presidente del Comitato «il momento più impegnativo è risultato la parte del consolidamento proprio della pietra arenaria e i lavori hanno interessato solo la parte esterna. Infine, a lavori ultimati, prevediamo di organizzare visite guidate, ma come per l’inaugurazione attendiamo di sapere a quali restrizioni dovremo attenerci».

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