Le banche contro i Ferrarini: «L’azienda la salviamo noi»

Depositato concordato concorrente: Intesa-Unicredit pronte a scalzare la dinasty Sul piatto 35 milioni, Barrese: «Così mettiamo in sicurezza un asset italiano»

Enrico Lorenzo Tidona

REGGIO EMILIA


Intesa Sanpaolo scopre le sue carte sul salvataggio Ferrarini e la guerra dei prosciutti entra nel vivo. Da una parte c’è la famiglia reggiana impegnata da due anni nel salvataggio dell’azienda infarcita di debiti, oltre 250 milioni di euro, tenuta a galla con un concordato e l’arrivo come socio forte del gruppo valtellinese Pini. Dall’altra c’è la più grande banca di sistema italiana - che si è appena mangiata un boccone grande come Ubi Banca - creditrice di Ferrarini e che insieme a Unicredit sostiene una cordata capeggiata dalle cooperative modenesi di Bonterre, pronte ad inglobare il gruppo reggiano dei prosciutti per creare una corazzata portabandiera della food valley italiana. Fumo negli occhi di Lisa Ferrarini, a capo di una famiglia a forte impronta confindustriale, che sta vivendo la discesa in campo della cordata coop-banche come uno scippo in casa.

Fatto sta che ieri le due banche hanno depositato il loro concordato in tribunale a Reggio. Intesa ha ereditato il credito Ferrarini dopo aver acquisito Veneto Banca. Un anno fa aveva chiesto anche il pignoramento dei beni personali della famiglia, contestando poi pochi mesi fa la nuova richiesta di concordato presentata dai Ferrarini. Nel frattempo è scesa in campo nel salvataggio, depositando ieri la proposta di concordato concorrente, «per dar vita a un’operazione di salvataggio e rilancio della Ferrarini Spa» scrive la banca, che con i soci mette sul piatto capitale e nuova finanza per un ammontare di 35 milioni di euro a sostegno di un nuovo piano industriale. «Ciò favorirà il rilancio di un marchio tra i più forti nel sistema agroalimentare italiano la cui strategicità è emersa con grande evidenza in occasione della recente pandemia e tutelerà, allo stesso tempo, gli interessi di tutti gli stakeholders» assicurano con una nota ufficiale da Milano. La proposta è migliorativa e andrà votata dai creditori. Vincerà, in buona sostanza, la proposta con più voti. «L’operazione ha l’obiettivo di mettere in sicurezza l’azienda, tutelare gli interessi fondamentali dei lavoratori e del territorio e le ragioni di tutte la parti coinvolte, garantendo ancora una volta quel quadro di valori che sono alla base della missione di Intesa Sanpaolo» scrive la banca che funge da partner finanziario nella cordata composta anche dal Gruppo Bonterre – GrandiSalumifici Italiani (player di riferimento dei salumi di qualità, formaggio Parmigiano-Reggiano con marchi come Parmareggio, snack e di piatti pronti), Opas (la più grande organizzazione di prodotto tra allevatori di suini in Italia) e Hp srl (società attiva nel sostegno e nell’innovazione dell’agrifood).

«La promozione e il sostegno a un’offerta solida, basata su forti competenze come quella che abbiamo presentato con i nostri partner industriali – ha dichiarato Stefano Barrese, responsabile Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo – dimostra non solo che Intesa Sanpaolo è in grado di riconoscere e premiare l’imprenditorialità e il valore nel “fare sistema” ma anche che dispone di mezzi e professionalità per affrontare nel modo più appropriato operazioni complesse, come in questo caso. Questa iniziativa intende mettere in sicurezza un asset strategico dell’agroalimentare del nostro Paese affinché anche tutte le aziende che ne compongono la filiera produttiva possano trarne importanti benefici».Un braccio di ferro che sembra essere solo all’inizio, e che attende la risposta dei Ferrarini all’affondo delle banche. —

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