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Mafie: sciolto il Comune di Cutro, paese “gemellato” con Reggio Emilia

Delibera del Consiglio dei ministri visto il pericolo di ingerenze dei Grande Aracri. Un provvedimento che giunge a quattro anni dopo quello che colpì Brescello

REGGIO EMILIA  Il Comune di Cutro è stato sciolto per mafia. Quattro anni dopo lo scioglimento di quello di Brescello, il pericolo di condizionamenti da parte del clan dei Grande Aracri ha portato all’azzeramento della guida politica anche per il piccolo paese della Calabria, città natale della famiglia di ’ndrangheta trapiantatasi poi con i suoi sodali nella provincia del Tricolore. Il consiglio comunale di Cutro è stato oggetto del provvedimento deliberato due giorni fa dal Consiglio dei ministri, dopo essere già stato sospeso lo scorso 3 luglio dopo le dimissioni divenute irrevocabili del sindaco Salvatore Divuono, eletto nel giugno 2016 alla guida di una lista civica, fattosi da parte dopo le polemiche seguite all’inchiesta “Thomas”.

Una notizia che rimbomba quindi anche a Reggio, da sempre legata alla comunità calabrese e a Cutro, definita la città della creta (Kyterion), che dal Crotonese ha visto giungere migliaia di persone. Ben 5mila cutresi erano quelli censiti nel 2009 dal Comune di Reggio Emilia, che comprese negli anni la portata della presenza di quella comunità, con la quale vennero definite intese e intessuti rapporti, fino al viaggio in quell’anno dei politici reggiani per la Festa del Crocifisso, e all’intitolazione sempre quell’anno del Viale Città di Cutro. Uno scambio culturale reciproco con quei concittadini ormai reggiani a pieno titolo, con i quali l’amministrazione reggiana voleva costruire e trainare un rapporto fondato sul rispetto della legalità, sulla capacità di stare insieme, sulla laboriosità.


«L’intitolazione della strada alla Città di Cutro è dunque segno di attenzione reciproca e di questo legame» era stato detto durante l’inaugurazione del cartello posizionato «sull’asse di collegamento fra la tangenziale Nord di Reggio Emilia, la strada statale che porta da una parte al centro storico e dall’altra ai comuni della Bassa pianura verso il Po, il casello dell’autostrada del Sole e il viale Trattati di Roma, caratterizzato dai tre ponti firmati dall’architetto Santiago Calatrava», ricorda la presentazione dell’epoca.

In realtà non ci fu mai un gemellaggio ufficiale tra Reggio e Cutro, anche se fu richiamato più volte dall’allora sindaco Graziano Delrio. Ci fu invece un percorso di riconoscimento ufficiale che partì però nel 2007 con una delibera di giunta, su richiesta del consigliere comunale cutrese del Pd Antonio Olivo, per cui venne inserito il nome Cutro tra le riserve dei toponimi. Nel 2009, l’appena riconfermata giunta, nella prima seduta fece modificare il toponimo, per “motivi estetici”, in “Città di Cutro”. Ne seguì l’intitolazione della strada di accesso alla città dal casello autostradale.

Col passare degli anni si è però abbattuta sulle due città una lunga serie di inchieste contro la ’ndrangheta presente sui rispettivi territori: uno d’origine e uno di importazione. Un doppio filo che lega Reggio e Cutro anche sul versante giudiziario, come riportano le relazioni dell’antimafia e le inchieste “gemelle” come Aemilia e Kyterion, scoppiate entrambe la notte del 28 gennaio 2015, segnando una connessione tra le città e conseguenze che vanno dai processi Aemilia e Kyterion, allo scioglimento di Brescello, ai processi sugli omicidi del 1992 a Reggio fino al processo Grimilde, centrato sulla cosca a Brescello, arrivando ora allo scioglimento di Cutro. —

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