Enza, l’ondata inquinante proviene dalla zona di Cedogno

Lo testimoniano i residenti, per i quali “il fondone” è un luogo caro dell’estate Accertamenti anche sulle fogne a Neviano, ma non risultano rotture

CANOSSA

Ben prima che arrivasse a Cerezzola, martedì scorso l’onda inquinante era stata notata e fotografata nell’Enza all’altezza del ponte di Cedogno, piccola frazione di Neviano degli Arduini che confina con l’Enza, in sponda parmense. Alle 6 di martedì mattina il corso del fiume sotto al ponte che congiunge le due sponde di Reggio e Parma, situato a circa 7 chilometri da Vetto, era già completamente invaso dallo sversamento inquinante: l’acqua era scura, di colore marrone, ricoperta di schiuma ed emanante un odore pungente e molto fastidioso.


Di solito qui l’acqua è limpida; non a caso è una zona molto frequentata, quasi come quella di Cerezzola, perché facilmente raggiungibile. La sponda parmense è stata inoltre attrezzata con tavolo, panchine e barbecue utilizzati di frequente dalle famiglie che dal Reggiano vengono qui per trascorrere il weekend.

Per i cedognesi che abitano nel borgo appena sopra il fiume, l’Enza è il luogo del cuore perché, in una insenatura nascosta, nel corso degli anni si è formata una grande vasca naturale che è sempre frequentata in estate quasi esclusivamente dagli abitanti di Cedogno, e questo avviene almeno da sessant’anni.

«La buca era il nostro divertimento estivo. Lo chiamiamo il fondone, dove l’acqua contro le rocce forma questa piscina naturale – ricorda Gianni Rossi, originario di Cedogno, dove ha ancora una casa in cui torna in estate anche se ora risiede a Taneto –. La grande buca si spostava a seconda del percorso del fiume, più in alto o più in basso, ma tutti gli anni c’era. Erano bei tempi, quelli. Chi ha inquinato l’Enza dovrebbe pagare». Il “fondone” era una piscina naturale quando le piscine ancora non esistevano, e ancora oggi è frequentata dai giovani con famiglie originarie di Cedogno che tornano in estate.

Anche il sindaco di Canossa, Luca Bolondi, ha commentato l’episodio di inquinamento definendolo «un atto criminale» e auspicando che venga individuato il colpevole. Il sindaco di Canossa e anche il collega di Neviano, Alessandro Garbasi, hanno attivato subito i carabinieri forestali, le polizie municipali, l’Arpae di Reggio che, in accordo con il Sian (Servizio Igiene degli alimenti e nutrizione) dell’Ausl di Reggio, hanno effettuato gli accertamenti. Al momento sembra che si possano escludere danni alla falda in cui viene captata l’acqua destinata agli acquedotti delle zone di San Polo, Bibbiano e Montecchio. Per evitare l’inquinamento dei campi sono stati chiusi i canali irrigui.

Il sindaco di Neviano ha chiesto anche l’intervento dei tecnici Iren per il controllo delle fosse Imhoff delle fognature per verificare eventuali rotture, che pare però non ci siano state.

Le indagini vengono condotte dai carabinieri forestali di Parma perché la convinzione è che lo sversamento inquinante si sia originato proprio dalla sponda parmense. Si attendono i risultati delle analisi eseguite da Arpae Reggio che, in modo inequivocabile, diranno se si tratta di liquami, come sembra, o altro. —

Daniela Salati

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