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Agroalimentare, bene l’export nel 2019 ma Reggio è “solo” quarta in regione

Cresciuta anche l’occupazione. Le esportazioni dalla nostra città valgono 625 milioni di euro, il 9,3% del totale

REGGIO EMILIA  Anche nell’agroalimentare l’export è una locomotiva necessaria per far prosperare i conti. Lo sanno bene a Reggio Emilia, città campionessa delle esportazioni per l’industria, che in agricoltura è “solo” quarta per esportazioni nella Regione che fa della sua food valley un vanto. Nel 2019, infatti, l’export regionale dell’agricoltura è stato pari a 6,8 miliardi di euro, +4,7%. Una progressione che ha trainato anche l’occupazione nel settore, che ha segnato un +3%, come riepilogano i dati del Rapporto agroalimentare presentato pochi giorni fa in Regione.

IL DATO STORICO  La provincia dell’Emilia-Romagna che svetta su tutte le altre per l’export è sempre la vicina Parma, con 1,58 miliardi di euro, seguita dai cugini di Modena (quasi 1,4 miliardi), da Ravenna (720 milioni), poi Reggio Emilia (625 milioni), Bologna (circa 600), Forlì-Cesena (oltre 560), Piacenza (circa 420), Ferrara (oltre 390) e Rimini oltre 220 milioni). Un export agroalimentare che rappresenta oltre il 10% delle esportazioni complessive regionali, ma che è soprattutto pari a quasi il 16% dell’export agroalimentare italiano, il che indica chiaramente come, in questo settore, l’Emilia Romagna giochi un ruolo trainante per l’Italia.

La torta è quindi ricca ma Reggio è forse più attardata rispetto a confronti passati anche per una mancata attrattività verso aziende della trasformazione. Ma c’è chi parla ancora della rinuncia a progetti di larga portata come la costruzione dei grandi magazzini per la stagionatura del Parmigiano Reggiano, come quello da 500mila forme proposto dalla Nuova Castelli (giudicato troppo grande e accentratore) o il magazzino per il Parmigiano di montagna, finito nel Modenese, anche se lo si produce per buona parte nel Reggiano. Temi ancora caldi tra i reggiani, visto che si tratta di strutture ora sempre più strategiche anche con la nuova politica del Consorzio sulle stagionature, e che hanno aperto magari a poca distanza dal confine provinciale. Il lattiero-caseario resta fondamentale per Reggio. Anche Legacoop cerca di recuperare peso dopo aver dismesso la partecipazione in Nuova Castelli durante la crisi degli ex capi delle coop delle costruzioni. Senza scordare la perdita di peso nelle carni, con i macelli Unipeg passati di mano già qualche anno fa.

CHI VENDE DI PIU'  I settori leader dell’export agroalimentare emiliano-romagnolo hanno continuato a crescere nel 2019 (lattiero-caseari +9,5%, derivati dei cereali +17,9%, ortofrutta+12%), con la sola eccezione di carni e salumi (-0,6%).

I partner commerciali sono sempre più diversificati, in quanto, ai tradizionali mercati dell’Unione Europea e degli Stati Uniti si affiancano sempre più frequentemente molti Paesi emergenti.

Grazie a questa performance dell’export, per la prima volta dopo molti anni il saldo del commercio agro-alimentare dell’Emilia Romagna è positivo, come risultato netto di un saldo negativo per le materie prime agricole (-908 miliardi) e di uno positivo per i prodotti trasformati (+1.140 miliardi). —

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