Brucia l’auto dell’ambientalista: «E' stato un atto intimidatorio»

L'auto bruciata dell'attivista di Legambiente

Canossa, l’auto era parcheggiata di fianco a casa. Sul posto vigili del fuoco e carabinieri. Il presidente di Legambiente: «Qualcuno vuole farle pagare le sue denunce»

CANOSSA. Era parcheggia di fianco a casa, ferma dalla sera precedente, eppure è andata a fuoco. La Panda di un’attivista di Legambiente Val d’Enza che abita nella frazione di Trinità, proprio al confine tra Casina e Canossa, è stata distrutta dalle fiamme che sono divampate ieri mattina. Sul posto è arrivato un mezzo dei vigili del fuoco di Castelnovo Monti che hanno terminato di spegnere le fiamme già parzialmente domate grazie all’intervento di un vicino di casa che con un tubo dell’acqua è riuscito a bloccare l’avanzata del fuoco.

Sono molti i sospetti sulla natura dell’incendio, tanto che sul posto è arrivata anche una pattuglia di carabinieri di Casina che ha poi raccolto la denuncia dell’attività. Molti dubbi ma, per ora, non supportati dagli elementi raccolti dai vigili del fuoco secondo i quali le cause sono in via di accertamento, ma tra queste la più probabile è la natura accidentale del fatto che potrebbe essere stato provocato da un cortocircuito. Una eventualità – spiegano – che capita anche a motore spento.

Non è della stessa opinione il presidente di Legambiente val d’Enza Dino Vecchi che parla di atto intimidatorio. «Sono furibondo – attacca Vecchi – perché si tratta di fatti inqualificabili. È l'auto di una nostra attivista a cui ignoti hanno dato fuoco. Michela (il nome della dona, ndr) da anni segnala, per il tramite di Legambiente Val d'Enza, alle autorità di polizia, comportamenti contrari alla legge da parte di cacciatori ed allevatori. Così qualcuno ha pensato bene di fargliela pagare. Purtroppo in mezzo a tanti ci sono frange estremiste che pensano che chi chiede il rispetto delle regole vada punito».

C.O.

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