La drammatica alba dell’esondazione. «Enza, il piano di emergenza non c’era»

Nella relazione del commissario Di Matteo la ricostruzione di quella notte: «Il Ccs disse che non c’erano rischi»

BRESCELLO A Brescello non c’era un Piano comunale di Protezione civile riferito al torrente Enza. Almeno, fino alla piena che il 12 dicembre 2017 ha provocato l’esondazione che ha sommerso Lentigione.

LA RELAZIONE  È uno degli elementi che sono stati sviscerati in questi due anni e mezzo di indagini da parte del Nipaaf dei carabinieri forestali di Reggio e che sono arrivate alla conclusione con tre indagati: due funzionari di Aipo, Mirella Vergnani e Massimo Valente, e il tecnico 51enne di Sorbolo Mezzani (Parma) responsabile di quella tratta di torrente. Sotto accusa, secondo le indagini coordinate la sostituto procuratore Giacomo Forte, ci sono la mancata manutenzione delle casse di espansione di Montecchio-Montechiarugolo e quell’argine di via Imperiale più basso in sponda reggiana rispetto al versante parmense: qui il torrente esondò.


Che un piano di protezione civile per l’Enza non ci fosse lo evidenziò anche il commissario Giacomo Di Matteo (perché Brescello in quel periodo veniva dallo scioglimento dell’amministrazione comunale, per infiltrazioni mafiose) nella relazione che il 30 dicembre 2017, pochi giorni dopo l’alluvione, elaborò per la prefettura. E dove quella drammatica notte è stata ricostruita punto per punto. Di Matteo spiega che fu un sms di Federica Manenti, dell’Agenzia regionale per la Sicurezza Territoriale e la Protezione Civile, a informarlo la mattina dell’11 dell’aumento dei livelli del fiume. E di aver quindi attivato e di essersi sentito con l’ingegner di Aipo Vergnani, il presidente della Protezione civile e il responsabile della polizia locale. Secondo la ricostruzione del commissario, nella tarda mattina dell’11 a Parma si tenne il Comitato Coordinamento Soccorsi convocato dalla Prefettura di Parma. A Reggio, l’analoga commissione vene convocata solo nella tarda serata di lunedì 11 e si tenne intorno alle 23.30.



Di Matteo ricostruisce la vigilia dell’alluvione come una giornata di continue riunioni e contatti a Brescello con tutti gli enti comunali, di protezione civile e delle forze dell’ordine necessarie al monitoraggio del torrente Enza. Il commissario riferisce di un sms ricevuto dopo cena dall’ingegner Bonini circa l’organizzazione del «monitoraggio argini da parte dei volontari fino a ore 6 giorno successivo» E aggiunge: «Mi riferisce che Aipo descrive situazione preoccupante, ma per la notte non dovrebbero esserci sorprese». Di Matteo rimase in sala operativa per monitorare la situazione mentre a Reggio andò in scena il Ccs, a cui per suo conto partecipò il funzionario responsabile della protezione civile dell’Unione. «Il Ccs – racconta dell’esito dell’incontro, come gli venne riferito dal dottor Sgrò – non ha evidenziato rischi esondativi e ha confermato l’attività di vigilanza argini in corso da parte di Aipo e volontari e messa in posa sacchetti sul ponte di Sorbolo». Ma non, purtroppo, nel tratto di argine in via Imperiale che l’Enza in seguito sormontò. Tanto che in effetti i sacchetti vennero spostati dal centro di stoccaggio, che si trova proprio a Lentigione, al ponte. Alle 2 si tiene una nuova riunione di coordinamento a Brescello, dove quanto detto al Ccs viene ribadito. Ovvero che «non erano stati evidenziati rischi di fenomeni esondativi in quanto, dati i livelli del fiume, il franco arginale esistente sarebbe stato sufficiente a contenere anche i previsti aumenti». «Alla luce di quanto sopra e tenuto conto dell’orario – scrive Di Matteo nella sua relazione – si è ritenuto opportuno non informare la popolazione al fine di non creare potenziali situazioni di panico, stante per altro l’assenza sul Piano comunale di protezione civile di un prefigurabile scenario esondativo riferito al torrente Enza».

Fu alle 5.40 che Bonini informò Di Matteo che in via Imperiale veniva segnalato un sormonto. «Decidiamo di far trasportare immediatamente i sacchetti dal ponte di Sorbolo a via Imperiale per tentare di bloccare il sormonto». Ma mentre il commissario con Bonini cerca di raggiungere il punto «ci segnalano che i sacchetti non possono essere posati in quanto sono già evidenti i primi segni di cedimento dell’argine». I volontari vengono fatti allontanare per motivi di sicurezza. «Alle 6.38 ricevo la telefonata dell’ingegner Vergnani dell’Aipo che mi dice che l’argine non avrebbe tenuto e di lanciare l’allarme alla popolazione». Quello che accadde dopo lo sappiamo. Con Lentigione sommersa dall’acqua, danni importantissimi e solo per fortuna nessuna vittima. E ora, un’inchiesta cerca di spiegare perché. —

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