Ritirati tutti i Taser, stop anche a Reggio Emilia

Il Viminale interrompe la sperimentazione in sei città, compresa la nostra, per mancanza di requisiti minimi di sicurezza

REGGIO EMILIA.

Stop al Taser, almeno per il momento. Il ministero dell’Interno ha ritirato i dispositivi e ha interrotto la sperimentazione attiva a Reggio, una delle sei città (con Milano, Brindisi, Caserta, Catania e Padova) scelte per il progetto pilota iniziato il 13 settembre 2018, dopo un iter avviato quattro anni prima e accelerato dall’ex ministro Matteo Salvini. Secondo quanto previsto inizialmente, dopo la sperimentazione spettante alla polizia di Stato il nuovo strumento sarebbe stato fornito a carabinieri e guardia di finanza. Ma qualcosa è andato storto e, da questa settimana, i poliziotti reggiani della Squadra Volante escono in servizio senza Taser alla cintola, nonostante i sindacati continuino a essere favorevoli al dissuasore elettrico.


«Il Dipartimento di Pubblica Sicurezza ci ha comunicato di ritirare i Taser (senza spiegare il motivo) fino a nuove disposizioni in merito. E così abbiamo fatto: appena ricevuto la circolare, abbiamo ritirato i Taser che avevamo qui a Reggio, una decina», fanno sapere fonti della Questura di via Dante.

Risale al 21 luglio la circolare del Viminale che ha comunicato la “non aggiudicazione” della fornitura dei Taser della Axon Public Safety Germany (ex Taser International, che aveva vinto la gara indetta per la fornitura del modello TX2) e il ritiro dei dispositivi già in dotazione. Erano 32 i dispositivi utilizzati nelle sei città campione, grazie alla fornitura gratuita da parte del produttore Axon. La polizia di Stato ha avuto un ruolo da apripista: l’intenzione era ed è di estenderne l’uso ai militari. Per la distribuzione su larga scala mancava un passaggio: le prove balistiche. Che non sono andate bene, anzi. Secondo indiscrezioni riferite da La Stampa e dall’Huffington Post le prove balistiche avvenute al centro di tiro della Polizia di Nettuno (luogo in cui di solito si fanno i collaudi per i dispositivi in dotazione alle forze dell’ordine) hanno rivelato lacune potenzialmente pericolose per i cittadini e per gli stessi agenti. In primis, la mancanza di precisione dei dardi. Inoltre in alcune occasioni il dardo si è staccato dal cavo elettrico rivelando «criticità relative alla fuoriuscita». Adesso bisognerà vedere come risolvere la questione dell’appalto. La Axon, in una nota, si è opposta alla decisione, manifestando «grande stupore» e chiedendo la ripetizione in contraddittorio dei test balistici. Non è escluso che sia l’inizio di un contenzioso legale. Dal Viminale, hanno fatto sapere che «la commissione di aggiudicazione ha proposto l’esclusione dell’unica azienda costruttrice che si era presentata per difetto dei requisiti minimi di sicurezza previsti dal capitolato tecnico», aggiungendo che «è ancora in corso la ripetizione delle prove tecniche, a tutela dei cittadini e degli stessi operatori di polizia».

Il “problema di sicurezza” non sembra tuttavia cambiare l’indirizzo del ministero, che vorrebbe dotare le forze dell’ordine dei Taser, né la posizione dei sindacati di categoria locali (Siulp, Sap), che si sono sempre detti favorevoli al dissuasore, in grado di evitare agli agenti infortuni sul lavoro e conseguenti giorni di servizio persi.

Il Sappe, sindacato della Penitenziaria, che lo ha chiesto più volte invano, per bocca del segretario provinciale Michele Malorni fa sapere che «continueremo a batterci per ottenerlo: sarebbe utile per fronteggiare i detenuti facinorosi che si rendono quotidianamente responsabili di aggressioni fisiche nei confronti della polizia penitenziaria». —