«Post terremoto, per colpa della burocrazia sono senza magazzino»

La denuncia dell’artigiano cui sono negati i fondi per la ricostruzione: «Sono disperato, è un’ingiustizia. E ora il Covid è il colpo di grazia: chiuderò»



NOVELLARA


«Sono disperato, distrutto economicamente e moralmente. Sto pensando di chiudere per sempre la mia attività, vittima di un’enorme ingiustizia burocratica».

Queste le parole di Udino Simonazzi, detto Dino, 48enne titolare di un’attività artigianale di controsoffittatura e pareti in cartongesso. Il terremoto del 2012 ha reso inagibile il capannone di Simonazzi, un tempo a fianco della sua abitazione, in strada dei Boschi, a San Bernardino di Novellara. «Lo usavo come ricovero attrezzi e materiali per la mia attività – racconta l’artigiano –. Nel 2012 ho ricevuto l’ordinanza di demolizione del magazzino, perché troppo vicino alla mia abitazione. Ho eseguito l’ordine di abbattimento con la promessa delle istituzioni che avrei riedificato il magazzino attingendo al fondo regionale per la ricostruzione. Peraltro non avevo scelta, visto che la casa era agibile, ma per continuarci a vivere dovevo abbattere il magazzino lesionato. Ma a distanza di otto anni, passati a compilare pratiche regolarmente rigettate dalla Commissione per la ricostruzione di Bologna, sono ancora senza magazzino e senza la possibilità di proseguire la mia attività».

I CRITERI DELLA REGIONE

Il primo criterio per l’accoglimento dell’istanza era di avere utenze intestate alla ditta, ma Simonazzi nel magazzino usava, lecitamente, quelle private di casa sua. Il secondo criterio era l’iscrizione alla Camera di commercio, ed ecco l’inghippo: la ditta era registrata al numero civico 73 (la casa di Simonazzi) e non al 75 (il magazzino a fianco della abitazione). Il terzo criterio consisteva nel dimostrare di avere un’assicurazione sull’immobile, che Simonazzi non aveva. Non ottemperando a nessuno dei tre criteri, quindi, secondo la burocrazia manca la prova che nel magazzino esistesse l’attività. «Ho presentato foto dello stabile fatte prima della demolizione e decine di bolle di consegna di materiale – afferma sconsolato l’interessato – per dimostrare che quell’edificio era parte integrante della mia impresa. Ma alla commissione non ne hanno voluto sapere. Capisco il rigore nell’elargire denaro pubblico, ma fa molto male pensare che coi fondi del sisma qui nella Bassa hanno ricostruito ex novo dei casolari abbandonati da 50 anni, veri e propri ruderi in rovina e fatiscenti, mentre la mia pratica è stata bocciata», osserva Simonazzi.

LE SPERANZE DEL 2018

Risale al 2017 la denuncia di Simonazzi, raccolta dalla Gazzetta. La replica era arrivata dall’assessore regionale alle Attività produttive e ricostruzione post-sisma della prima giunta Bonaccini, Palma Costi.

Da allora, nonostante le promesse di assessori regionali e Comune di Novellara, nulla si è risolto, lasciando spazio solo ad amari sviluppi. Simonazzi si è quindi ritrovato in un caso “leggermente diverso” dalla norma, perennemente sospeso tra il sì e il no, ma alla fine è prevalso il rigetto della pratica, respinta per ben tre volte, nonostante da Bologna abbiano chiesto a più riprese documenti integrativi, puntualmente presentati.

Afferma Simonazzi: «Il sindaco di Novellara, Elena Carletti, conosce la mia situazione e ha cercato di aiutarmi. Nel 2018 un tecnico comunale presente ad un’audizione della commissione mi ha riferito che, a parole, si sono riservati di “considerare il mio caso, qualora fossero rimasti dei fondi dopo aver evaso tutte le pratiche autorizzate”. Si tratta di mezze promesse cui non ha fatto seguito nessun atto ufficiale», sostiene l’artigiano.

LA RESA

Ora il 48enne è scoraggiato, pronto alla resa. «Il materiale lo tengo in cortile, su uno scaffale all’aperto, ma spesso, finiti i lavori, devo buttare via tutto, soprattutto in inverno. Dopo la crisi finanziaria del 2009, il terremoto del 2012, otto anni di scartoffie burocratiche, con il Covid è arrivato il colpo di grazia: sto pensando di chiudere», conclude amaramente Simonazzi. —

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