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Patto milionario fra privati e Comune per concludere il risiko Reggiane

Sbarca Intrum, creditore di Fantuzzi: Stu ora cede lo scettro Torri: «L’area è loro ma vogliono riqualificare insieme a noi»

Enrico Lorenzo Tidona

REGGIO EMILIA


Il Comune di Reggio vuole e deve terminare la costosa riqualificazione delle ex Officine Reggiane. Ma per far giungere in porto il complesso mandato partito nell’era Delrio, ha dovuto aggiungere una poltrona sulla tolda di comando accanto a quello riservato a Stu Reggiane e Iren Rinnovabili. Uno scranno occupato ora da Intrum Italia, ramo dell’omonimo colosso svedese nato nel Belpaese per occuparsi di recupero crediti. Tra questi c’è quello milionario vantato da Carisbo (ora Intesa Sanpaolo) nei confronti della Fantuzzi Immobiliare, società dell’omonimo cavaliere e che è in liquidazione da tempo, ma che porta in pancia l’area da 100mila metri quadrati oltre il muro delle Reggiane già riqualificate.

Si tratta quindi del quadrante compreso nel masterplan presentato due giorni fa in pompa magna, dove a comandare però non sarà più Stu Reggiane (partecipata al 70% dal Comune e al 30% da Iren), che aveva invece comprato i capannoni già messi a nuovo. Oltre il muro, nell’area ora di massimo degrado e segnata dai blitz settimanali delle forze dell’ordine, a dettar legge è Intrum, che ha inglobato il credito di Intesa, la quale partecipa al 49% al capitale di Intrum Italia. Negli anni passati sull’area gravavano infatti le ipoteche di Carisbo per 12 milioni di euro e di Jp Morgan per 40 milioni di euro, legate all’immobiliare del proprietario, Luciano Fantuzzi. Con l’entrata in scena di Intrum – rappresentata in conferenza stampa da Carlo Balbiani – il Comune si trova di fatto un “socio di maggioranza” alle Reggiane, anche se il colosso svedese partecipato da Intesa non ha siglato alcunché con l’amministrazione, secondo quanto appreso. Il loro è di fatto un patto che prevede che Intrum, invece che far vendere l’area, la riqualifichi nel solco di quanto fatto dal Comune nei capannoni già occupati da imprese reggiane ad alto contenuto di innovazione. Un risiko milionario che nella nuova maxi area di intervento prevede dei limiti imposti dall’amministrazione, decisa a mantenere la vocazione tecnologica e innovativa a quel Parco futuristico delineato nelle simulazioni mostrate due giorni fa.

«Intrum da un lato ha il credito e dall’altro l’interesse che il nostro progetto venga sviluppato – conferma Luca Torri, amministratore di Stu Reggiane, che fa quindi un passo di lato – Non sempre Intrum sceglie questa strada, che prevede un intervento diretto invece che la dismissione». Secondo gli accordi nell’area non potranno essere aperti centri commerciali, grandi supermercati o piattaforme logistiche. Ma a scegliere chi dovrà insediarsi saranno i padroni di casa, di fatto Intrum. «Questo è un progetto che serve a tutti e due – dice Torri – Loro devono valorizzare quel luogo e noi come Comune abbiamo tutto l’interesse che quell’area venga rigenerata». L’area è immensa: basti pensare che i capannoni finora recuperati occupano un quarto della superficie delle ex Reggiane. «Se ci sarà un’impresa che vorrà da sola 60mila metri quadrati la realizzazione sarà più facile – afferma Torri, conoscendo forse già il traguardo – Se invece ci saranno soluzioni a blocchi servirà più tempo». Intrum non entrerà quindi in Stu – non le serve essendo titolare del principale asset, cioè il credito sull’area – ma potrà trovare le aziende che vorranno assicurarsi una sede nella sua area delle ex Reggiane così come trovare nuovi investitori per il progetto, necessari visto l’ammontare dei lavori. Un aiuto nel trovare aziende interessate potrà darlo anche Stu, che verrebbe poi ricompensata da Intrum per il servizio. —

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