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Reggio Emilia, un avvocato su due ha chiesto il bonus di seicento euro per il Coronavirus

In crisi la metà dei legali reggiani per i mancati introiti Barilli: «Colpita una categoria che era già in sofferenza»

REGGIO EMILIA

Gli avvocati reggiani sono circa 1.200. Ebbene, un legale su due ha richiesto – in marzo ed aprile, non si sa ancora se il sostegno verrà confermato per maggio – i 600 euro del bonus Covid-19.


Quindi si aggirano sui seicento i legali attivi nella nostra provincia che non fanno eccezione ad un andamento nazionale che parla chiaro, come si desume dai dati espressi di recente dalla Cassa Forense: su 231.446 avvocati iscritti, sono 139.224 quelli che hanno fatto domanda per ottenere il sostegno economico eccezionale. Due le fasce interessate: i professionisti con un reddito 2018 non superiore ai 35mila euro e quelli che sempre nel 2018 si collocano fra i 35mila e i 50mila euro (quest’ultimi con particolari caratteristiche). Nella nostra regione sono partite oltre 7mila domande per il bonus e l’ultimo dato disponibile del 2018 dice che in Emilia-Romagna gli avvocati guadagnano in media 46.283 euro annui (a fronte della media nazionale di 39.473 euro). Ma la pandemia ha accentuato un trend negativo innescatosi già da alcuni anni, come conferma l’avvocatessa reggiana civilista Cecilia Barilli, cioè uno dei quattro delegati della nostra regione all’interno degli ottanta che reggono le sorti nazionali della Cassa Forense: «L’emergenza sanitaria è andata a colpire una categoria in difficoltà da tempo, come rivelano i dati reddituali medi nazionali degli ultimi anni. Le ragioni di questo calo progressivo sono diverse a partire dall’alta tassazione, a cui ora si sono aggiunti questi mesi di lavoro giudiziario rallentato. Anche se va detto che, grazie agli sforzi del presidente Cristina Beretti, il tribunale di Reggio Emilia non ha mai chiuso. Da altre parti non è andata così. Comunque solo l’anno prossimo capiremo fin dove si è spinta la mancata fatturazione negli studi legali a causa del Covid». Fragilità che ha di certo interessato nel foro reggiano i giovani avvocati, per non parlare dei cosiddetti “stipendiati”, collaboratori che lavorano negli studi più articolati. Per cercare un rilancio la Cassa Forense ha messo in atto alcuni sostegni: «Si tratta di aiuti per affrontare le spese di affitto degli studi – prosegue l’avvocatessa Barilli – ma anche per incentivare l’acquisto di strumenti informatici sempre più necessari per lavorare da remoto. Non ultimo l’aiuto ai colleghi colpiti dal virus, estendendo gratuitamente la polizza assicurativa anche ai familiari». Tante le risorse in campo – solo in aprile la Cassa Forense in Italia ha erogato complessivamente quasi 84 milioni di euro – per reggere l’urto di un lavoro rallentato a cui si legano introiti ridotti. «C’è molta attesa e preoccupazione in vista dell’autunno – conclude Cecilia Barilli – perché gli studi legali ricominceranno a macinare pratiche solo se l’economia ripartirà davvero». —

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