Reggio Emilia, la polizia postale sulle chat dell’orrore: «Pedopornografia tra minori in crescita»

La dirigente Lillini: «In questi casi i genitori non devono fare finta di niente: bisogna chiedere aiuto»

REGGIO EMILIA. «Lo scambio di materiale pedopornografico tra minorenni, di età anche inferiore ai 14 anni, è purtroppo un fenomeno sempre più frequente». Annalisa Lillini, primo dirigente del compartimento della polizia postale di Firenze, commenta così l’operazione che ha portato alla denuncia di 20 minorenni in Italia, di età compresa tra 13 e 17 anni, di cui uno residenti in provincia di Reggio.

Negli ultimi tempi gli inquirenti hanno riscontrato anche la crescente diffusione di stiker (adesivi digitali) a contenuto illecito: non i classici emoticon, le “faccine” che le persone si scambiano nelle chat, ma immagini a carattere pedopornografico.


Secondo gli inquirenti i membri di queste chat che sono state scoperte non si conoscevano di persona, eccezion fatta per tre ragazzi della provincia di Lucca. Gli altri si erano incontrati su Telegram o sul dark web e poi si erano scambiati i numeri di telefono per condividere contenuti anche su Whatsapp.

L’indagine è nata da una mamma di Viareggio (Lucca), che nel controllare il telefonino del figlio 15enne è rimasta sconvolta dal materiale che ha trovato e si è rivolta alla polizia postale.

Sul telefono del 15enne i poliziotti hanno rinvenuto filmati hard con protagoniste giovanissime vittime, oltreché filmati e immagini pedopornografiche con bambini talvolta molto piccoli, scambiate e cedute dal giovane attraverso Whatsapp, Telegram e altre applicazioni di messaggistica istantanea e social network. Non si tratta di immagini autoprodotte: per intenderci, non sono riprese fatte dagli indagati né questi ultimi ne sono l’oggetto.

Le immagini sono pescate in rete, precisamente nel “dark web” di Internet. Si tratta di una costola dell’universo digitale a cui non si può accedere con i normali motori di ricerca. All’interno di questo universo oscuro i ragazzi recuperavano anche immagini e video a carattere “gore”, raffigurante suicidi, mutilazioni, torture, squartamenti e decapitazioni.

La polizia postale ha elogiato il comportamento della madre di Viareggio. «È un comportamento che va elogiato e preso ad esempio - dice la dirigente Lillini -. Un atto forte difficile da riscontrare: di solito i genitori proteggono i figli o fanno finta che la cosa non esista. Addirittura cancellano il materiale. Lei ha fatto il contrario: invece di dargli due scappellotti e minimizzare si è rivolta alla polizia postale perché ha capito che la cosa era grave e bisognava interrompere subito la condivisione di questo materiale. I genitori devono sapere che non sono soli: possono rivolgersi Centro Nazionale Contrasto alla Pedopornografia Online. Non stiamo a giudicarli, vogliamo aiutarli».

Il consiglio della polizia postale è quello di esercitare un’attenta vigilanza sul cellulare dei propri figli, soprattutto se hanno 14-15 anni, l’età media degli indagati nell’operazione “Dangerous Images”.

C’è una sproporzione enorme tra quello che questi strumenti possono veicolare e la leggerezza con cui i ragazzini di quell’età li utilizzano, totalmente inconsapevoli dei rischi a cui vanno incontro. «Le potenzialità dell’uso distorto dello strumento sono legate alla visione che dà della vita -ha detto Alessandra Belardini, direttore sezione operativa del Centro nazionale pedofilia online al quotidiano il Tirreno - Una visione molto diversa da quella del reale. Antenne alzate, dunque, i danni possono essere irreparabili».

L’inchiesta ora prosegue per individuare eventuali altri partecipanti allo scambio di materiali illegali