Grimilde, per 23 imputati è in arrivo la decisione

Fra due giorni il gup si esprimerà: rinvio a giudizio o non luogo a procedere Il procedimento con rito ordinario si terrà nel tribunale di Reggio Emilia

Tiziano Soresina

BOLOGNA


Fra due giorni – cioè lunedì mattina – arriverà la prima importante decisione del gup Sandro Pecorella nell’udienza preliminare legata all’operazione antimafia Grimilde della Dda di Bologna, esplosa nel giugno dello scorso anno e con Brescello nel mirino.

Ieri, infatti, si sono concluse le discussioni relative ai 23 imputati che hanno optato per il rito ordinario: Francesco e Paolo Grande Aracri, Gregorio Barberio, Filippo Bonfiglio, Domenico Brugnano, Luigi Cagossi, Laura Cappello, Salvatore Caschetto, Omar Costi, Salvatore De Vivo, Nunzio Giordano, Pierangelo Lombardi, Domenico e Gaetano Oppido, i tre Passafaro (Francesco Paolo, Giuseppe e Pietro), Matteo e Roberto Pistis, Antonio Rizzo, Claudio Roncaia, Massimo Scotti e Martino Taverna.

Scelta processuale da cui ieri – in extremis – è uscito Luigi Muto (classe 1975) che tramite i propri legali ha chiesto ed ottenuto dal gup Pecorella di essere ammesso al rito abbreviato (con sconto di pena di un terzo), andando così a rimpolpare questo versante che annovera una cinquantina di imputati (sotto la decina invece le persone che hanno chiesto il patteggiamento).

Ritornando al rito ordinario, per i 23 imputati si prospetta il rinvio a giudizio (in questo caso il processo si terrà in tribunale a Reggio Emilia) o il non luogo a procedere.

Sul rito abbreviato si sono incanalate figure di primo piano nei processi di ’ndrangheta come il boss Nicolino Grande Aracri, Alfonso Diletto, oppure uno degli imputati più sotto i riflettori di questo procedimento come Salvatore Grande Aracri ed altri suoi familiari.

Rispetto alla scelta di quest’ultimo, hanno agito diversamente il padre (Francesco Grande Aracri) e il figlio Paolo che hanno replicato (chiesto il non luogo a procedere) alle accuse ma nel solco del rito ordinario.

Proprio ieri per padre e figlio l’avvocato difensore Carmine Curatolo ha chiesto il non luogo a procedere. Arringhe in punta di diritto.

Relativamente al 66enne, il difensore ha sostenuto che nel 2012 il gip di Bologna aveva archiviato con un decreto la posizione di Francesco dall’accusa di associazione mafiosa, il che avrebbe bloccato la procedibilità sul piano investigativo, a meno che non vi sia un successivo provvedimento di autorizzazione a riaprire le indagini sempre da parte del gip bolognese (valutazione che chiama in causa il pm Beatrice Ronchi nella prossima udienza). Mentre relativamente al figlio 30enne Paolo, l’avvocato Curatolo ritiene che vi sia stato lo sforamento del termine massimo delle indagini preliminari. —

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