Già settanta firmatari a favore della legge contro l’omotransfobia

Il centrosinistra e l’associazionismo a sostegno del ddl Zan «Forse è la volta buona per dire basta alle discriminazioni»

REGGIO EMILIA.

La prima firmataria è Francesca Perlini, segretaria del circolo Pd Darwin e consigliera nazionale Arci. E finora sono già una settantina le sottoscrizioni, da parte di consiglieri comunali della maggioranza e di esponenti del mondo dell’associazionismo. A cominciare da Arcigay Gioconda, passando per il Gruppo Humans, Iniziativa Laica e Casa d’Altri. Fra i firmatari, anche la consigliera regionale Roberta Mori e gli assessori Annalisa Rabitti, Carlotta Bonvicini e Lanfranco De Franco. Ma anche tanti semplici cittadini e attivisti, tutti uniti per una mobilitazione a sostegno del disegno di legge Zan, ovvero per una legge contro le discriminazioni fondate sul sesso, il genere, l’orientamento sessuale e l’identità di genere. «Forse questa è la volta buona – affermano i firmatari della petizione – dopo quasi 25 anni dalla legge Mancino e dopo i molti ammonimenti dell’Unione Europea, forse anche l’Italia si doterà di una legge contro le discriminazioni fondate sul sesso, il genere, l’orientamento sessuale e l’identità di genere».


Per i firmatari, «l’approvazione del ddl Zan è urgente e necessaria in Italia, un Paese che, come sottolineato da un recente rapporto dell’Agenzia europea dei diritti fondamentali, è tra quelli con l’indice di discriminazione più alto e al contempo uno dei pochi senza una legge contro l'odio e la discriminazione provocati dallo stigma sessuale». La legge depositata in Commissione giustizia, viene sottolineato «è impropriamente definita legge contro l’omofobia ed è volta a creare una cultura inclusiva verso il mondo Lgbti, ma al contempo tutela le donne dai reati a sfondo misogino e promuove una cultura paritaria e libera dagli stereotipi di genere». Una mobilitazione che si declinerà in una serie di iniziative, organizzate nei prossimi mesi dalle varie associazioni. Di qui l’appello a unirsi alla battaglia, sull’onda di una lotta all’insegna del femminismo «che le donne portano avanti per la parità di diritti (e responsabilità)» e che per i firmatari «trova nel ddl Zan non un freno, ma uno slancio». Fra i sostenitori, anche il gruppo di Reggio Emilia in Comune: «La proposta Zan è semplicemente orientata a colmare una pendenza legislativa e fornire solidi strumenti di difesa a persone discriminate per questioni di orientamento sessuale ed identità di genere». —

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