Reggio Emilia, più incidenti dopo il lockdown: quasi 300 schianti in due mesi

La ricerca dell’Osservatorio reggiano: i più coinvolti sono i motociclisti, i ciclisti e gli over 60

REGGIO EMILIA. Torna una situazione di emergenza sulle strade della nostra provincia, questa volta non a causa del Coronavirus, ma per il numero degli incidenti stradali che, in poco meno di due mesi, ha raggiunto livelli preoccupanti.

A lanciare l’allarme è l’Osservatorio provinciale sicurezza stradale che, in un monitoraggio i cui dati sono stati raccolti attraverso le cronache giornalistiche, ha sintetizzato la situazione di “infortunistica provinciale” dei primi sei mesi dell’anno.


Nonostante il dato sia in apparenza inferiore al passato – i mesi di marzo, aprile e buona parte di maggio sono stati vissuti in pieno lockdown e per strada c’erano pochissime auto e mezzi –, nell’ultimo mese e mezzo, da quando i reggiani sono usciti di casa per recarsi al lavoro, gli incidenti stradali hanno fatto registrare un’impennata inaspettata.

Da gennaio a fine giugno sono stati 283 i sinistri con feriti o particolarmente gravi riportati sulle cronache giornalistiche – dato da considerarsi sensibilmente approssimato per difetto, come rimarca l’Osservatorio –, 358 i feriti e otto le vittime.

In 34 casi (equivalenti al 12% del totale) questi hanno riguardato i motociclisti, in altri 31 (11%) i ciclisti e per 8 volte sono stati i pedoni ad essere coinvolti, la maggior parte dei quali mentre attraversava la strada sulle strisce pedonali.

C’è un dato inconsueto che viene sottolineato con incisività in una nota sottoscritta da tutti i componenti del direttivo dell’Osservatorio – Sergio Alboni, Mirco Baraldi, Pierpaolo Comastri, Lazzaro Fontana, Matteo Iori, Ermanno Mazzoni e Roberto Rocchi –, ovvero i 54 casi di fuoriuscita autonoma da parte di veicoli.

Vale a dire che un veicolo incidentato su cinque è fuoriuscito dalla sede stradale in maniera del tutto autonoma e senza apparente motivo. Quel che è ancora più preoccupante – sottolineano dall’Osservatorio – è il fatto che questo fenomeno colpisce tutte le categorie di veicoli: dai conducenti delle biciclette ai motocicli, da quelli delle auto ai mezzi industriali e persino ai pullman. Una delle cause è senza ombra di dubbio l’eccessiva velocità, a cui si affiancano anche la distrazione, l’uso del cellulare, l’eccessiva padronanza del mezzo e la sovrastima delle proprie capacità di guida. Non bisogna dimenticare le condizioni psico-fisiche alterate da alcol e sostanze stupefacenti.

In ogni caso, il fenomeno pone a forte rischio non solo i conducenti coinvolti, ma anche i restanti utenti che potrebbero trovarsi proprio sulla traiettoria del mezzo che fuoriesce improvvisamente dalla strada.

Notevole anche l’incremento della curva relativa all’incidentalità motociclistica, che nel solo comprensorio montano vede i veicoli a due ruote “decuplicare e scomparire” nelle 48 ore del fine settimana.

Drammatica, altresì, la situazione che riguarda i pedoni: 8 quelli coinvolti, la maggior parte sugli attraversamenti pedonali. Fra i dati raccolti emergono anche i 69 sinistri stradali dove sono stati interessati ultra sessantenni, tra cui 4 omissioni di soccorso e per 7 volte fra i conducenti coinvolti è stato possibile rilevare immediatamente lo stato di ebrezza.

Entra per la prima volta nella statistica degli incidenti anche un nuovo mezzo: il monopattino.

Insomma, per Rocchi e gli altri componenti dell’Osservatorio, si tratta di un tributo eccessivo di sangue cui urge porre rimedio in tempi rapidi. L’idea sarebbe quella, innanzitutto, far emergere una forte presa di consapevolezza della gravità del fenomeno infortunistico provinciale e successivamente far rientrare la sicurezza stradale nelle agende politiche locali e nazionali dalle quali è scomparsa già prima del recente periodo epidemico. —

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