Il processo Camaleonte si sdoppia per Bolognino Zangari in aula a Venezia

PADOVA

Non mancano i colpi di scena nel procedimento Camaleonte – relativamente al rito ordinario – che vuol far luce sulle accuse in chiave ’ndranghetista della Dda di Venezia che s’intrecciano con figure di Aemilia e più in specifico della cosca Grande Aracri.


Ieri la nuova eccezione di incompetenza territoriale sollevata da alcuni difensori (fra cui l’avvocatessa reggiana Raffaella Pellini) dopo due ore di camera consiglio è stata accolta. A questo punto resta davanti al collegio giudicante di Padova (presieduto da Marina Ventura) chi è accusato di associazione mafiosa (tra gli imputati Sergio Bolognino, condannato a 19 anni e 3 mesi nel primo grado del maxiprocesso Aemilia ed ora in attesa di giudizio in appello) ed estorsione. Mentre saranno trasferiti a Venezia, per competenza territoriale, gli atti per quanto riguarda sei imputati accusati a vario titolo di riciclaggio e falsa fatturazione (fra questi figura Valter Zangari, d’origine crotonese ma da tempo residente a Montecchio, difeso appunto dall’avvocatessa Pellini). E in questa “costola” processuale lagunare dedicata ai reati di scopo figura anche Sergio Bolognino, il che significa che dovrà affrontare entrambi i filoni del rito ordinario.

In marzo Bolognino non aveva scelto la linea totale del silenzio. Davanti al gip di Nuoro, che lo aveva interrogato per rogatoria da Venezia, aveva deciso di non rispondere alle domande ma rilasciava brevissime dichiarazioni spontanee, respingendo gli addebiti che gli muove la Dda, ovvero di essere uno degli organizzatori – assieme al fratello Michele – del sodalizio criminoso legato alla ’ndrangheta in Veneto.

Invece Zangari è alla sbarra (con altri 8 imputati) per riciclaggio. Nel primo grado di Aemilia, il 48enne ha ammesso di essere stato un prestanome: divenne socio e amministratore della Trasmoter srl, ditta in realtà controllata da Giuseppe Giglio (figura di primo piano del clan, ora collaboratore di giustizia) come ricostruito dagli inquirenti. E per la procura distrettuale antimafia del Veneto quella società sarebbe stata usata per “ripulire” il denaro proveniente da usura ed estorsioni, indicando in specifico un postagiro di 19.900 euro (emesso l’8 agosto 2013) in favore della Trasmoter srl e quella somma sarebbe stata immediatamente prelevata in contanti proprio da Zangari, il tutto agevolando la cosca (da qui l’aggravante mafiosa). —

T.S.

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