La confisca ai Vertinelli torna in discussione

La Cassazione annulla e rimanda gli atti alla Corte d’appello I due legali: «I familiari di Giuseppe sono i reali proprietari»

REGGIO EMILIA

Brusco stop in Cassazione sulla maxi confisca di beni intestati ai familiari del 58enne Giuseppe Vertinelli – è in carcere a Teramo, in attesa di giudizio nell’Appello di Aemilia – ma che per la Dda di Bologna sono in realtà tutti riconducibili all’imputato del maxiprocesso, come imprenditore (con il fratello Palmo) che era a disposizione della ’ndrangheta, soprattutto per attività economiche come il reimpiego di denaro di illecita provenienza.


La Suprema Corte ha, infatti, accolto il ricorso di tutti i familiari (la moglie Giovanna Schettini, i due figli e la cognata Antonietta Bramante) coinvolti in questo procedimento di prevenzione patrimoniale, annullando in gran parte l’ordinanza emessa dall’Appello di Bologna, disponendo così la restituzione degli atti sempre all’organo di secondo grado felsineo che riesaminerà la causa ma con altri giudici. Stiamo parlando di quote di diverse società (in primis la Millefiori srl proprietaria dell’omonimo mega ristorante, ora chiuso), che possiedono immobili ed operano in vari settori economici, ma anche di conti correnti bancari. Quindi dopo che l’ingente confisca era stata avallata in primo grado a Reggio Emilia e in appello a Bologna, ora la seconda sezione penale della Cassazione ha di recente rimesso tutto in discussione. «Non conosciamo ancora le motivazioni – commentano gli avvocati milanesi Luigi Scollo e Teresa Corradi Cervi – ma un dato è certo: alla Corte Suprema abbiamo esposto che i provvedimenti di confisca richiesti dalla Procura non contengono nessun accertamento su chi sia il reale proprietario di questi beni, nè sulla capacità economica per la loro costituzione e acquisizione, in palese violazione del diritto di proprietà dei terzi legittimi possessori di questi beni. La Cassazione, a fronte di una tale carenza investigativa, non ha potuto far altro che rilevare il vizio di legittimità e annullare il provvedimento».

E come è già risuonato nell’aula che accoglie l’Appello di Aemilia, arriva la contrapposizione su un tema chiave: «Sin dall’inizio del procedimento – proseguono i due legali – lamentiamo che il teorema accusatorio si scontra con la realtà dei fatti: si sovrappone erroneamente la posizione di Giuseppe Vertinelli a quella del fratello Palmo, e viceversa, posizioni invece che sono nettamente distinte, probabilmente allo scopo di colmare le lacune probatorie». Sul punto il pm Beatrice Ronchi la pensa diversamente: «Non è vero, non abbiamo mai confuso l’uno con l’altro – ha detto mercoledì in udienza – e per ogni capo d’imputazione siamo entrati nei dettagli accertando la individuale responsabilità». —

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