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La protesta del Quartiere Gattaglio: «Senza il ponte ci uccidete»

Reggio Emilia, la passerella del dopoguerra necessita di manutenzione ma i lavori non sono ancora partiti. Chiusa da aprile avrebbe dovuto essere riaperta in maggio. Se ne riparlerà, forse, in settembre 

REGGIO EMILIA. «È venuto a mancare il Quartiere Gattaglio (1500-2020). Addolorati ne danno il triste annuncio i suoi abitanti, commercianti e frequentatori tutti». Il necrologio è stato appeso alle bacheche del quartiere, a pochi passi dal Centro Sociale e soprattutto da quel ponte “dei sospiri” che è stato chiuso il 10 aprile e rischia di non riaprire più.

Reggio Emilia: chiuso il ponte pedonale, proteste al Gattaglio



La passerella che sormonta il torrente Crostolo tra via Costituzione e via XX Settembre, nella zona dell’ex Foro Boario, era attraversata quotidianamente da un intenso flusso di traffico: pedoni e ciclisti che usavano il ponticciolo per andare e venire dal centro storico evitando di macinare inutilmente chilometri e soprattutto di respirare lo smog delle auto.



La chiusura – avvenuta in concomitanza del lockdown – è passata “quasi” in sordina, anche perché inizialmente i lavori di verifica strutturale e manutenzione «necessari per la tutela della pubblica e privata incolumità» – come dichiarato in aprile da David Zilioli, dirigente comunale del Servizio reti, infrsatrutture e mobilità – dovevano concludersi entro il 15 maggio. Ma i giorni sono passati, le attività hanno riaperto e al posto di operai e gru è comparso un cartello plastificato: “Ponte chiuso fino al 30 settembre 2020. Utilizzare percorso alternativo via Magenta/via Gorizia, circa 750 metri”. «Ma così – rispondono residenti e commercianti – ci hanno isolati, e il quartiere è destinato a morire».



«Tutto è partito da una fotografia scattata da un residente, che poi si è anche pentito – racconta il tabaccaio Lorenzo Scandellari – Voleva fotografare le anatre e ha scoperto una crepa nel ponte. La foto è arrivata al Comune, hanno mandato i tecnici ed è venuto fuori che il ponte non era sicuro. Non discuto la scelta di chiuderlo, anche se era usato da pedoni e biciclette, non subiva certo il peso delle auto o dei camion, ma mi spaventano i tempi. Hanno detto che dovranno appaltare i lavori, quindi dovrà uscire il bando, ci saranno tutte le questioni legate all’antimafia, e poi si partirà. Ma se in settembre non avranno ancora iniziato a fare qualcosa – sospira – dubito che la passerella verrà riaperta prima del 2021. In autunno e in inverno i lavori si fermano, i cantieri non possono lavorare con la pioggia e il brutto tempo».



Il danno è grande. Il quartiere – da cui si accede con un senso unico da via Magenta – adesso è isolato. E per le piccole attività presenti (un tabacchi, un forno, una birreria, un calzolaio, un orologiaio, un bar-stuzzicheria, un negozio di elettronica e il Centro Sociale) un’estate senza passaggio potrebbe significare solo una cosa: non avere più la forza di tenere aperti, chiudere, chiudere per sempre. «Prima che sbarrassero l’accesso alla passerella – racconta Danilo Montanari, titolare della degusteria Gataj – avevamo deciso di tenere aperto la domenica perché tutte le persone che andavano in centro o venivano dal centro si fermavano a prendere un caffè, fare colazione, mangiare qualcosa. Ora vengono solo quelli del quartiere. So che alcuni commercianti stanno pensando di tirare giù la saracinesca e andare via. D’altra parte da “location” siamo diventati “destination”: qui ormai viene solo chi ci vuole davvero venire».

Lo scoramento è condiviso da tutti. Al punto che nello slargo della via è comparsa anche una lapide in memoria del Quartiere Gattaglio, «ucciso dalla cattiva amministrazione locale». «Sono venuti i tecnici e hanno chiuso tutto – brontola Ermanno Masini, seduto a un tavolo del Centro Sociale Gattaglio – ma quel ponte non crolla. Ci si passa a piedi, al massimo con la bicicletta, ma cosa mai potrà crollare? Poi è basso e il Crostolo è sempre secco. Il sindaco dovrebbe venire a vedere».

Come tutti i viadotti costruiti dal dopoguerra, la passerella ha una struttura di cemento armato soggetta con il tempo allo sgretolamento della superficie e, quindi, alla corrosione dell’armatura d’acciaio. Per questo motivo si è deciso di intervenire. «I tempi però dovevano essere più brevi», concordano abitanti e commercianti. «Anche perché è vero che si può usare il ponte su via Magenta – ragiona il tabaccaio – ma lì ci sono tantissime auto, e poi non è così vicino. L’alternativa è andare dal Cimitero Monumentale ma è un giro molto lungo. Chi è giovane e in forma può andarci, ma gli anziani? I disabili? In questi casi a rimetterci sono sempre le persone più fragili». —