Letame e cattivo odore nell’aria Azienda agricola sanzionata

È il risultato delle indagini compiute dai tecnici Arpae lungo via Finghè dove dopo le segnalazioni sono state riscontrate irregolarità nel procedimento

BORETTO

È stata fatta luce sugli odori molesti che all’inizio del mese erano stati al centro di diverse segnalazioni di cittadini di Boretto. I cattivi odori, in un caso, sono stati provocati dallo spandimento di letami che si sono poi diffusi sul terreno e un agricoltore è stato multato.


LA RELAZIONE

È infatti arrivata al Comune la relazione di Arpae a seguito dei controlli effettuati. Il primo accertamento – si legge nel documento – è stato condotto il 4 giugno, e ha riguardato prima i terreni agricoli posti a ridosso di via per Poviglio e della zona industriale di via Marchesi, senza riscontrare operazioni di spandimento agronomico in atto o recenti.

La verifica svolta su via Finghé (su territorio borettese) aveva poi evidenziato che alcuni terreni erano stati oggetto di recenti operazioni di spandimento di deiezioni zootecniche solide (pollina avicola e letame bovino): in questo caso, gli spandimenti erano stati interrotti a causa delle precipitazioni ancora in atto al momento del sopralluogo.

Sempre su via Finghé (in territorio di Brescello) è stato verificato che in un campo «era presente un accumulo da pollina e letame bovino che, in seguito alle precipitazioni avvenute, aveva dato origine ad una significativa formazione di liquidi di sgrondo che, in assenza di soluzioni efficaci a contenerne la formazione e diffusione, ristagnavano sulle superfici circostanti e negli scoli poderali».

L’8 giugno si è poi svolto un sopralluogo con il titolare dell’azienda proprietaria di quest’ultimo terreno, a Brescello, ed è stato verificato che l’origine dell’inconveniente segnalato è stato riconducibile all’utilizzo di pollina, deiezione caratterizzata da odore marcato che si sviluppa soprattutto in fase di spandimento.

I PROVVEDIMENTI

L’azienda è stata quindi raggiunta da una sanzione amministrativa in quanto l’accumulo «era stato realizzato senza garantire il contenimento dei liquidi di sgrondo secondo quanto previsto dall’articolo 34 del regolamento» che governa questo tipo di operazioni e perché alcuni dei terreni in disponibilità dell’azienda non erano inseriti all’interno dell’elenco previsto dal regolamento stesso. —

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