Azioni corali e condivise. Questa la chiave per “pulire” le Reggiane

Il prefetto Maria Grazia Forte e il questore Giuseppe Ferrari

Reggio Emilia, il prefetto e il questore commentano la fervente attività che ha riguardato l’area: «Controlli continui per contrastare il crimine e alternative per chi è in regola»

REGGIO EMILIA. Diciassette arresti in meno di un mese, e chili di droga sequestrati. È l’esito dei più recenti interventi delle forze dell’ordine alle ex Officine Reggiane. Servizi non casuali, precisano il prefetto Maria Grazia Forte e il questore Giuseppe Ferrari all’indomani dell’operazione della polizia locale che ha portato all’arresto di dieci spacciatori gambiani, frutto di una strategia condivisa e decisa dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.«L’attività di controllo – spiega il prefetto, congratulandosi per la riuscita dell’inchiesta della polizia locale, che è intervenuta alle ex Reggiane con 30 agenti, in divisa e in borghese – è ripresa dopo l’allentamento avvenuto durante il lockdown, quando le forze dell’ordine erano impegnate su altri fronti. Era necessario tornare a porre l’attenzione su quest’area, così delicata e al tempo stesso importante per la città di Reggio, per evitare che la situazione degenerasse».

Reggio Emilia: spacciatori in azione nel parcheggio della stazione



Due gli obiettivi immediati: «Evitare che persone nuove vengano da fuori per stabilirsi alle ex Reggiane e delinquere, e contrastare la criminalità, soprattutto lo spaccio». Perché se è vero che alle ex Reggiane vive un folto gruppo di extracomunitari («Impossibile dare un numero preciso, la situazione è in continuo mutamento», dice il prefetto) è altrettanto vero che la maggior parte dei “residenti” ha il permesso di soggiorno: «Pochissimi – conferma il questore – i casi di persone non in regola».

IL COORDINAMENTO. Se i controlli portano a risultati (e gli articoli usciti sulle pagine del giornale nelle passate settimane lo testimoniano) lo si deve all’azione condivisa da tutte le forze dell’ordine, e coordinata dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica presieduto dal prefetto. «Così – spiega il questore – le risorse disponibili vengono impiegate nel miglior modo possibile, evitando sovrapposizioni. Questa attività corale e congiunta riguarda le ex Reggiane, ma anche tutte le altre zone “calde” della città. Lavorare in sinergia sul territorio, seguendo le indicazioni del Comitato, è un modo di agire intelligente e che porta a grandi risultati. Essere presenti sul territorio, in questo caso alle ex Reggiane e zone limitrofe, con controlli continui e quotidiani è un modo concreto per dare risposte: da un lato si aumenta la sicurezza per chi vive o si trova a passare da quelle zone (per esempio i pendolari che parcheggiano in piazzale Europa e vanno in stazione), dall’altro si blocca e si contrasta il crimine».



LE DIFFICOLTA'. Certo, non è facile. «In passato avevamo pensato di bloccare gli ingressi alle ex Reggiane – ammette il prefetto Forte – ma ormai è evidente che non ci si possa riuscire: se chiudiamo da una parte, loro entrano da un’altra. D’altronde parliamo di un’area di 250mila metri quadri, su cui si trovano capannoni e palazzine abbandonati».

E poi alle Reggiane non vivono solo delinquenti. «Sappiamo che sono un ricovero anche per quelle persone, e purtroppo sono tante, che si trovano in difficoltà: economica, ma anche personale, perché magari hanno perso i propri punti di riferimento. All’interno delle ex Officine Reggiane operano infatti delle associazioni di volontari il cui compito è quello di aiutare queste persone a tornare in società, trasferirle da quell’area e rimetterle su una strada, diciamo, virtuosa. È evidente, però, che gli interventi che abbiamo fatto e stiamo facendo sono anche necessari per evitare che i capannoni diventino luogo di facile accesso per le persone senza fissa dimora. Il numero non deve crescere».



SITUAZIONE IGIENICO-SANITARIA. Con il focolaio di Coronavirus scoppiato a Mondragone, in provincia di Caserta, dove sono stati trovati circa 40 casi positivi all’interno della comunità bulgara, si riaffaccia la preoccupazione anche per casa nostra. «Dal punto di vista igienico-sanitario – assicura però il prefetto Maria Grazia Forte – è tutto sotto controllo. I volontari e l’Ausl continuano a monitorare la situazione supportando i residenti, e poi è stato reso possibile l’utilizzo di servizi igienici e docce. Casi di Coronavirus non ce ne sono mai stati, forse anche perché chi vive alle Reggiane ha pochi contatti con l’esterno».

GLI OBIETTIVI. Le forze dell’ordine – polizia di Stato, polizia locale, carabinieri, forestale – continueranno dunque l’attività di controllo alle ex Reggiane, «perché presidiare il territorio è il metodo più efficace che abbiamo per contrastare il crimine e l’illegalità», afferma il questore Giuseppe Ferrari.Nel frattempo continuerà l’impegno per distinguere i delinquenti da chi si trova in una situazione di difficoltà e disagio, «cercando di aiutare e trasferire altrove le persone che sono in regola», assicura il prefetto. «Così facendo sarà possibile attuare quella riqualificazione di cui parla l’amministrazione comunale e che tutti noi auspichiamo. La situazione alle ex Reggiane, però, è complicata e soprattutto variabile: il percorso è tutt’altro che lineare, si aggiorna di mese in mese. Le operazioni portate avanti dalle forze dell’ordine sono importantissime per questo motivo: solo la presenza sul territorio consentirà di arrivare agli obiettivi sperati».