A Bonaparte piacque lo Stradone di Reggio lo quadruplicò: et voilà gli Champs Elysées

Ipotesi storiche sulle relazioni fra viale Umberto I e l’arteria parigina Caro sindaco, rispetti l’impianto settecentesco, che non è liberty 

LETTERA APERTA

Riceviamo questa lettera aperta indirizzata al sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi. L’argomento è la progettata, finanziata e realizzanda riqualificazione dello storico viale Umberto I, che rientra nei lavori finanziati nell’ambito del progetto Ducato Estense. Il dibattito si arricchisce.




ENRICO VACCARI

Ho già scritto ripetutamente sulla storia e sul progettato ripristino della imponente struttura di viale Umberto I in Reggio Emilia, non condividendo il richiamo ad un boulevard in stile liberty cui il nuovo progetto sembra volersi ispirare.

TUTELARE LE CARATTERISTICHE

In una lettera aperta al sindaco della nostra città del 19 marzo 2018, nel sottolineare quanto fosse indispensabile tutelarne le caratteristiche originarie, ho scritto anche, in perfetta buona fede, che “Il nostro viale venne progettato e realizzato dagli architetti della corte estense nel XVIII secolo avendo come modello l’Avenue des Champs Elysées di Parigi”. In seguito mi sono occupato ancor più a fondo dell'argomento e, da documentazione di archivi parigini, ho constatato che l’Avenue des Champs Elysées, sorta originariamente come giardino reale in continuazione col giardino delle Tuileries, tale restò fino alla caduta della monarchia con la Rivoluzione francese del 1789.

I FRANCESI ARRIVARONO DOPO

La struttura viaria attuale degli Champs Elysées fu invece realizzata successivamente, a partire dall’epoca del Direttorio, cioè subito dopo la prima campagna d’Italia del generale Bonaparte nel 1796-97. Esattamente in quel periodo, che vide la proclamazione nella nostra città del primo Tricolore d’Italia, il giovane Napoleone soggiornò a Reggio Emilia. Il futuro imperatore ebbe dunque certamente modo di vedere il nostro “Stradone”, all’epoca già completato nella sua elegante maestosità.

il dubbio sul modello

Mi sorse allora un dubbio e formulo un’ipotesi: non è che siano stati i Francesi di Napoleone a prendere a modello il nostro viale e a riprodurlo a Parigi con dimensioni esattamente quadruplicate?

Stessa l'impostazione dei percorsi carrabili, previsti al centro dell’arteria, delimitati dalla continuità delle alberature solo su ciascun lato esterno e senza aiuola centrale fra le due carreggiate. Stessa la disposizione dei sentieri pedonali- e oggi anche ciclabili -previsti in ampi spazi sul lato esterno di ciascuna carreggiata, spazi ombreggiati da rettilinea piantumazione e previsti per essere animati e vissuti dalla gente. Stessa la pausa circolare bilaterale a metà percorso (l’area delle fontane in viale Umberto I ed il ronde-point sugli Champs) ;

- stesso il percorso rettilineo in moderata salita (verso il ponte monumentale di San Pellegrino in viale Umberto, verso la collinetta della butte de Chaillot con l’Arc de Triomphe sui Champs),

- stessa l’ambizione di grandeur nelle dimensione dei rettilinei (circa mezzo chilometro nel rettifilo di viale Umberto I, circa due chilometri negli Champs ).

IL DISSEGNO DE’ PREDECESSORI

Peraltro questa mia ipotesi potrebbe forse trovare conferma in una pubblicazione sul nostro viale stampata a Modena nel 1849 (“lo Stradone - il pubblico passeggio fuori Porta Castello”) a firma di Carlo Ritorni, ove si loda Napoleone per la modestia “nel continuare il dissegno de’ predecessori”.

Per certo, tanta fu allora l’ammirazione dei francesi per il nostro “Stradone” che il comandante francese della Piazza di Reggio Emilia, generale Miollis, decise che proprio lì doveva essere innalzato un grande monumento a Ludovico Ariosto, mai realizzato.

FRA AVENUE E BOULEVARD

Da questi fatti risulta dunque più che verosimile l’ipotesi che Napoleone abbia scelto il nostro viale come modello per realizzare a Parigi - a dimensioni quadruplicate - la più bella arteria viaria del mondo, l’Avenue des Champs Elysées. Trattasi appunto di un'’Avenue e non di un Boulevard, quale invece si pretenderebbe farla diventare nel nuovo progetto. La differenza è notevole, in quanto l’Avenue non prevede fra le due carreggiate una separazione, separazione invece prevista nella ricostruzione fotografica pubblicata dalla Gazzetta di Reggio nell’edizione domenicale del 24 maggio 2020. Così i lampioni d’illuminazione non andrebbero posti fra le due carreggiate ma disposti sui due lati esterni di esse. La presenza di una separatoria irta di lampioni fra le due carreggiate finirebbe infatti per renderle più strette ed anguste, togliendo al percorso la sua originale maestosità.

L’ILLUMINAZIONE? AI LATI

Certamente l’illuminazione odierna del viale, carreggiata stradale e percorsi interni , dovrà essere adeguata alle attuali esigenze funzionali e di sicurezza; a tal fine la moderna tecnologia consentirà per certo di raggiungere tali scopi senza dover stravolgere la struttura viaria (si può prendere come esempio quanto realizzato sui Champs Elysées a Parigi, ben quattro volte più ampi e più lunghi ). Allo stesso modo gli attraversamenti pedonali andranno singolarmente messi in sicurezza dalle apposite protezioni, come sugli Champs Elysées.

In conclusione, alla luce di questa mia nuova ipotesi e dopo relativo opportuno approfondimento, sarebbe auspicabile che la nostra città potesse attribuirsi il merito di aver fornito , attraverso il suo più bel Viale, il modello per la realizzazione a Parigi della più bella Avenue del mondo, e che il fatto venisse reso di pubblica conoscenza e citato in una targa commemorativa posta lungo Viale Umberto I e - magari- anche lungo l’Avenue des Champs Elysées.

Ben venga, dunque, l’encomiabile iniziativa dell’Amministrazione comunale di finalmente riportare il nostro Viale al suo antico splendore e di tutelarne, curare e incrementare il patrimonio in alberi. Ma, ovviamente, nell’assoluto rispetto della struttura originaria.

attendo una risposta

Voglio infine sottolineare l’importanza di quanto scritto in argomento Viale Umberto I nella lettera-appello pubblicata sulla Gazzetta di Reggio del 24 maggio 2020 dal professor Angelo Spaggiari, presidente della Deputazione di storia Patria per le antiche province Modenesi, e da quanto di recente pubblicato dal professor Giuseppe Adriano Rossi, presidente della Sezione Reggiana della stessa Deputazione, sempre sulla Gazzetta. Auspico di ricevere una risposta a questa mia da parte del primo cittadino Luca Vecchi e di ogni cittadino o ente che abbia interesse a queste argomentazioni. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA