Comer di Cavriago: «Se ci trasferiscono nella Bassa sarò costretta a lasciare il lavoro»

La testimonianza di una mamma al presidio. Allo sciopero con grande partecipazione dei lavoratori

CAVRIAGO

Va avanti la battaglia dei lavoratori Comer, sede di Corte Tegge, per salvare lo stabilimento cavriaghese. Martedì 16 giugno dalle 9 alle 12 in tanti hanno preso parte al terzo sciopero, con presidio davanti alla sede. L’ennesimo momento di una vertenza che da giorni impegna i dipendenti, dopo che l’azienda ha ufficializzato l’intenzione di chiudere e di trasferire tutti a Reggiolo.


LA MOBILITAZIONE

Accanto ai lavoratori, al presidio, c’erano i sindacalisti, come Simone Vecchi segretario provinciale della Fiom e lo stesso Ivano Bosco segretario della Cgil reggiana. Hanno convocato sul posto anche l’assemblea generale della categoria, in solidarietà con i lavoratori.

Sono passati diversi giorni ormai da quando la proprietà della Comer Industries ha annunciato il trasferimento a Reggiolo entro il prossimo 7 settembre, e da allora c’è grande preoccupazione.

Sono quasi 150 gli operai dello stabilimento di Cavriago, che non ci stanno a questo trasferimento nella Bassa che complicherebbe la vita di tutti. E non nascondono che molti sarebbero messi di fronte a una scelta difficile ma definitiva da prendere, tra fare il sacrificio del pendolarismo verso la Bassa, o quello di dover lasciare il posto di lavoro.

Lo sciopero di ieri mattina ha visto una grande partecipazione: più di cento lavoratori hanno manifestato davanti ai cancelli dell’azienda (mantenendo il distanziamento previsto dalle norme anti-Covid e indossando la mascherina come questo periodo impone).

LE TESTIMONIANZE

Una mamma lavoratrice di 55 anni, anche lei al presidio, spiega: «Da Cavriago a Reggiolo è più di un’ora di macchina, andata e ritorno. Per me che ho due figli diventano chilometri ingestibili, così mi mettono difronte ad una scelta: o gestire la tua vita o gestire il posto di lavoro. Non saprei come fare e cercare un altro lavoro mi è quasi impossibile, visti i tempi che corrono».

Per i sindacati resta incomprensibile ed inaccettabile che un’azienda che solo negli ultimi due anni ha distribuito quasi 20 milioni di euro di utili agli azionisti oggi chieda questo tipo di sacrificio ai dipendenti, facendo venire un dubbio a tutti: «O l’azienda ha una crisi finanziaria profonda di cui non si è a conoscenza, oppure questa cosiddetta ottimizzazione non è altro che una riorganizzazione che punta a mantenere alto il livello dei profitti facendone pagare il costo ai lavoratori». «Siamo in tempi di crisi, quasi tutti sono in ginocchio – commenta un altro dipendente di 40 anni, che ha preso parte attiva alla manifestazione di ieri mattina – come è possibile che un’azienda sana chiede un sacrifici o del genere ai dipendenti? Ci viene un dubbio su queste scelte».

La mobilitazione a Corte Tegge è stata presidiata da polizia, carabinieri e la Polizia Locale Val d’Enza, ma non si sono registrati problemi. —

Daniela Aliu

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