Guardie ittiche a caccia dei bracconieri

Vitaliano Daolio lancia la proposta di sinergia tra regioni, ma il controllo del Grande Fiume resta ancora “a spezzatino”

Boretto. Sarà che dopo mesi di lockdown è di nuovo possibile circolare liberamente tra le varie regioni, ma in questi giorni sta tornando alla ribalta il tema delle competenze territoriali sul fiume Po.

Da sempre, il più lungo corso d’acqua italiano è caratterizzato da gestioni e regole che variano a seconda della regione attraversata – Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna o Veneto – creando anomalie in particolare nel mondo della pesca.


Se pochi giorni fa i quattro assessori regionali e l’Autorità distrettuale del fiume Po hanno sottolineato l’esigenza e l’intenzione di elaborare un regolamento unitario in materia di pesca e pescaturismo, sia per garantire controllo e contrasto efficace alle attività illecite sul fiume sia per regolamentare le attività lecite, arriva dalla Lombardia un esempio di sinergia che potrebbe rappresentare un primo passo per una migliore fruizione del Po da parte dei suoi utenti. A promuoverla è un reggiano trapiantato in terra cremonese, il gestore dell’acquario del Po di Motta Baluffi, Vitaliano Daolio, originario di Novellara. Insieme alla moglie Roberta Panizza (anche lei di origine reggiana in quanto reggiolese), da anni Daolio gestisce questa struttura che rappresenta un “unicum” lungo tutto il fiume e un osservatorio privilegiato di ciò che avviene sulle sue acque.

Insieme all’associazione locale “Amici della golena” di Gussola ha contribuito alla formazione delle Guardie ittiche volontarie che, in collaborazione con la Fipsas (Federazione italiana pesca sportiva) pattugliano il fiume per contrastare l’attività illecita dei bracconieri e dei pescatori di frodo. Un’attività molto preziosa, perché da Cremona al mare non esiste una sola imbarcazione di controllo. Uno degli aspetti che ha contribuito in questi anni a rendere il Po “terra di nessuno” è principalmente il fatto che ogni Regione legifera per conto proprio, creando lungo tutta l’asta delle differenze normative in tema di controllo fluviale che hanno fatto il gioco di tanti malviventi, in particolare bracconieri che fino a pochi anni fa imperversavano, oppure ai campeggi abusivi stranieri che agivano senza licenza, i cosiddetti “wallercamp”.

A rendere bene l’idea della situazione odierna del Po, è l’esperienza diretta delle Guardie ittiche, che vivono sulla propria pelle quanto il grande fiume sia “spezzettato”. Sarebbero infatti passibili di multa se oltrepassassero il confine lombardo del Po, approdando ad esempio a Bocca Taro (Parma), luogo molto frequentato dai bracconieri. In teoria, dovrebbero avvisare le forze dell’ordine e attendere il loro arrivo, perdendo così minuti preziosi che permettono quasi sempre ai malviventi di fuggire. Caduti da mercoledì i confini sulla terraferma, si spera che lo stesso possa presto accadere anche sul fiume. —

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