L’appello ai ciclisti di Benny Benassi: «Bisogna pedalare con più rispetto»

Il dj reggiano ha pubblicato una live su Instagram dopo gli ultimi due gravi incidenti avvenuti in provincia

REGGIO EMILIA. La passione per il ciclismo di Benny Benassi, il reggiano che negli anni si è meritato il titolo di dj italiano più famoso al mondo, non è certo una novità. Ciclista professionista fino ai 19 anni, quando il servizio militare ne bloccò la carriera, in passato aveva già conciliato musica e pedali come quando, nel 2010, decise di realizzare un tour musicale negli Usa girando proprio in bici.

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Questa volta però Benassi ha deciso di utilizzare la sua passione e la sua notorietà per veicolare un messaggio tutt’altro che ludico: l’importanza della sicurezza e della prevenzione quando si va in bicicletta lungo le strade.

Dal suo account Instagram, seguito da quasi 300mila persone, il musicista si è rivolto ai suoi follower – chiamati “guys”, ragazzi – durante una lunga diretta girata proprio in bicicletta sull’Appennino reggiano.

Un vero appello che Benassi ha sentito di dover lanciare dopo gli ultimi gravi incidenti che hanno coinvolto ciclisti proprio nel Reggiano: la morte di Gabriele Bartoli, noto imprenditore agricolo di Novellara, a seguito di una caduta dalla sella a Viano e il tamponamento fra un ciclista 45enne di Sassuolo – ora in Rianimazione – e un’auto in panne a Castellarano.

«Volevo rompervi – esordisce Benassi, coperto da casco e occhiali – perché ho notato che dopo il lockdown i ciclisti sono veramente aumentati tantissimo, un po’ anche perché mi sembra di aver capito che se compri una bici oggi ti danno anche delle sovvenzioni. Insomma, noi ciclisti siamo aumentati tanto, per cui il problema adesso è cercare di convivere con gli automobilisti».

Tutti, prosegue il dj reggiano, «abbiamo le nostre ragioni. Non voglio insegnare niente a nessuno, ma quest’anno sono 40 anni che sono in giro in bicicletta». Ecco quindi in arrivo utili consigli: «Io ad esempio ho adottato un piccolo radarino che è una bomba – spiega Benassi – collegato al mio gps. È una lucina posizionata dietro che ha un radar che viene letto dal mio contachilometri che ho davanti e mi segnala le macchine 500 metri prima. Questo cosa mi permette di fare? Se siamo in una strada di campagna e sono al pari con un amico e stiamo chiacchierando, vediamo la macchina molto prima così ho modo di alzare la mano, chiedere scusa e fare passare. Perché capisco che se uno sta andando a lavoro o sta andando a portare i bambini all’asilo si arrabbia».

E già questo sarebbe un insegnamento fondamentale. Ma Benassi prosegue ancora, chiarendo che «è molto importante cercare di convivere. Solo nella mia provincia sono successi due incidenti molto gravi, anche se non sempre è colpa del ciclista e non sempre dell’automobilista».

E poi: «Siamo in tanti in bici e siamo in tanti in auto però ci si deve rispettare reciprocamente e volersi bene. Il messaggio che deve passare è che il ciclista come il motociclista non è un intralcio al traffico ma è parte del traffico. E in macchina basta toccare una persona in bici con uno specchietto che questa vola via e non sai cosa può succedere. Mi raccomando, non va più di moda come negli anni farsi mandare a quel paese».

Un messaggio positivo, reso ancor più peculiare dall’immancabile sottofondo di musica dance, da “Nightcrawler” di Duke Dumont & Say You Love a “Bad” di Don Diablo e Zak Abel.