Blitz antimafia, imprenditore nei guai trovati un revolver illegale e 49 proiettili

La perquisizione dell’Arma scattata sulla base di intercettazioni: il 61enne Domenico Cristello in contatto con il cugino boss

Tiziano Soresina

SANT’ILARIO


All’alba parte una retata anti-’ndrangheta che dalla Lombardia – la Brianza è il cuore dell’inchiesta – si espande anche in altre Regioni: nel Reggiano i carabinieri bussano alla porta dell’imprenditore calabrese 61enne, Domenico Cristello. Per quest’uomo – incensurato e non raggiunto da nessuna misura cautelare – c’è comunque un mandato di perquisizione.

LA PERQUISIZIONE

Gli inquirenti sospettano, alla luce di alcune intercettazioni, che l’imprenditore possa avere avuto dei contatti con il cugino Umberto Cristello (figura di primo piano di quest’inchiesta), da cui nel primo pomeriggio del 27 dicembre 2017 avrebbe avuto un’arma illegale, poi pagata il 21 gennaio successivo. E ieri durante la perquisizione nella casa santilariese è spuntato un revolver calibro 38 special (non censito) e 49 proiettili dello stesso calibro. Arma e proiettili vengono sequestrati e l’imprenditore è arrestato con l’accusa di detenzione illegale di arma. Ora è in carcere a Reggio Emilia e attende di essere interrogato nell’ambito dell’udienza di convalida dell’arresto.

Complessivamente, ieri i carabinieri dei comandi provinciali di Monza Brianza e Como, col supporto di quelli dei reparti territorialmente competenti, dei nuclei cinofili nonché del 2° nucleo elicotteri, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare – emessa dal gip del Tribunale di Milano – nei confronti di 22 soggetti, di cui 21 italiani e un serbo (16 misure di custodia cautelare in carcere, 4 agli arresti domiciliari, 2 obbligo di dimora), ritenuti, a vario titolo, responsabili di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, tutti reati commessi con l’utilizzo del metodo mafioso, nonché detenzione e porto abusivo di armi ed associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti.

L’INCHIESTA

L’operazione è frutto di due complesse e vaste indagini, confluite in un’unica attività investigativa, svolte, con il coordinamento della Dda di Milano (il procuratore aggiunto Alessandra Dolci, i sostituti procuratori Cecilia Vassena e Sara Ombra). Da un lato l’indagine ha approfondito le dinamiche criminali della locale di ’ndrangheta di Seregno operante nei comuni di Seregno, Desio, Giussano, Verano Brianza, Carate Brianza, Meda e Mariano Comense. Cosca che, nonostante le pesanti condanne subite dai suoi appartenenti a seguito dell’operazione Infinito, si è dimostrata ancora fortemente radicata nel territorio, dall’altro ha consentito di documentare ancora una volta il capillare e totale controllo da parte della ’ndrangheta nelle attività economiche del territorio con particolare riferimento, stavolta, al business dei servizi di sicurezza nei locali di pubblico intrattenimento nelle province di Como, Monza Brianza e Milano e all’attività dei rivenditori ambulanti di panini per i quali è la ‘ndrangheta a decidere le postazione e a dirimere eventuali controversie sorte tra i rivenditori. In particolare, è emerso che i servizi di sicurezza nei locali di pubblico intrattenimento, vengono controllati dalla cosca attraverso l’imposizione di ditte di sicurezza di “copertura” dietro le quali si celano soggetti appartenenti alla ‘ndrangheta che, per lo svolgimento dei servizi di sicurezza, si avvalgono solo in piccola parte di persone munite della prevista autorizzazione prefettizia. Gli indagati si muovevano con assoluta spavalderia e determinazione e senza alcun timore o ritegno, utilizzando i metodi tipici della criminalità organizzata. Le condotte poste in essere avevano certamente, come scopo, di favorire le attività ndranghetiste e, in particolare, anche il mantenimento dei sodali detenuti. Accanto a questo spaccato, sono, naturalmente, emerse anche le ulteriori attività tipiche della criminalità organizzata di stampo mafioso, cioè attività estorsive e attività di “recupero crediti” effettuate con modalità estorsive in cambio di una percentuale sull’intero capitale da recuperare. A dimostrazione del grado di infiltrazione della ‘ndrangheta nel tessuto socio-economico del territorio è emerso che tale attività di recupero credito veniva sempre richiesta, e non offerta, sia da imprenditori sia anche da gente comune. Anche in questo caso, gli atteggiamenti manifestati dagli indagati si sono rivelati assolutamente idonei ad esercitare una particolare coartazione psicologica sulle persone in quanto dotati dei caratteri propri dell’intimidazione derivante dall’associazione di tipo mafioso presente ed operante nel territorio. In particolare, gli indagati, tra cui spiccano i cugini Umberto Cristello (da poco scarcerato per precedente condanna per il reato di associazione mafiosa) e Carmelo Cristello, erano in grado di incutere timore ed omertà con la sola spendita del cognome “Cristello”. A margine, è stata accertata anche una fiorente attività di narcotraffico internazionale (cocaina, hashish e marijuana) attraverso il canale franco-iberico. Nel corso dell’attività sono state tratte in arresto in flagranza per traffico internazionale di stupefacenti 7 persone. Eseguite 18 perquisizioni in abitazioni, ristoranti, esercizi e terreni nelle province di Monza e della Brianza, Como, Reggio Calabria, Lecco, Macerata e a Sant’Ilario. —

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