L’anniversario dell’ultimo estense: 161 anni fa il duca Francesco V lasciava il trono credendo di tornare

L’ultimo estense dominante raggiunse il Mantovano e quindi il Veneto. Lo seguirono 600 militari emiliani, che furono congedati nel 1863

REGGIO EMILIA. Ei Fu. Partendo dalla sua capitale, Modena, Francesco V ultimo duca Austro Estense esattamente 161 anni fa, l’11 giugno 1859, lasciava i suoi domini alla volta del vicino, e più protetto, Lombardo Veneto. Attraverso Carpi, Novellara e Guastalla, per passare il Po, chiudendo così un’ epoca.

Per quattro secoli e mezzo circa infatti, quasi ininterrottamente, gli Estensi furono signori di Reggio e del suo territorio. Nell’ultimo decennio questi si divise inglobando (dopo il 1848) la “parmense” Guastalla, che divenne capitale di provincia con Reggiolo, Luzzara, Novellara (e le sue frazioni Fabbrico e Campagnola) Brescello e Gualtieri, praticamente tutta la nostra Bassa pianura, da cui il duca uscì.

Dare un giudizio sul loro operato è inutile e fuorviante. La storiografia risorgimentale, soprattutto quella immediatamente dopo l’Unità, descrive il governo dell’Aquila bianca spesso come tirannico e repressivo. In realtà…

“In realtà, soprattutto nell’ultimo decennio, venne impostato uno Stato moderno da cui si è evoluto quello che noi oggi viviamo. Anche a Reggio, infatti, arrivarono la ferrovia, alta velocità del tempo; la Rete telegrafica; i Codici: civile, commerciale, di procedura penale; le misure metriche moderne; vennero stipulate Leghe commerciali e Accordi internazionali che “collegarono” meglio il Reggiano con gli altri stati italiani ed europei (basti pensare alla libera Navigazione in Po) si operarono interventi urbanistici importanti, arrivarono i francobolli... Insomma Francesco V diede un nuovo indirizzo alla piccola ed efficiente amministrazione estense. Mancò il tempo per raccoglierne i frutti, che vennero “sapientemente” e prontamente riciclati dai “liberatori” - sottolinea Alberto Cenci studioso del territorio -. Ciò non cancella errori politici, anche pesanti dei due sovrani che pur vanno contestualizzati nel periodo, ma ne completa maggiormente il quadro storico”.

Reggio, negli anni Cinquanta preunitari, aveva una superficie di circa 1900 kmq quadrati, e una popolazione che in città era di quasi 19mila abitanti, che saliva a 167mila in tutta la provincia. La più piccola e fertile Guastalla era abitata da 3000 residenti nel capoluogo che diventavano oltre 50mila con tutte le sue comunità, con una superficie di quasi 318 kmq.

L’economia: “La provincia di Reggio è più fertile in prodotti di quella modenese, quanto poi alle pratiche agricole, questo territorio sempre si distinse sopra gli altri vicini, fino da secoli addietro” scrive Mauro Sabbatini, ne Il Ducato di Modena (ristampa anastatica Antiche Porte editrice, €14). Se a Guastalla e nella Bassa impera la coltivazione di frumento, frumentone e fecondissimo riso; in montagna regna la castagna. Anche se i boschi, ricchissimi, sono radi e relegati per lo più nella parte alta di crinale. A riprova dell’importanza economica del legno, i due ultimi duchi fecero rimboschire vaste aree appenniniche con semi provenienti anche da Vienna.

L’Abetina Reale (val Dolo) che si chiamava ducale ne ricevette beneficio e protezione. Importante anche l’allevamento di bestie grosse (mucche, buoi e cavalli) e minute maiali, pecore e le famigerate capre per cui occorreva chiedere il permesso alle autorità. L’industria muoveva i primi passi a livello artigianale, con forte esportazione. Le strade più importanti erano: la postale via Emilia, quella di Correggio che proseguiva per Carpi, Campagnola e il Mantovano, Quella di Brescello che passando per Cadelbosco, Castelnuovo, arriva a Viadana. La strada della Lunigiana che collegava Reggio a Carrara, passando il Cerreto.

In città vi erano già problemi di traffico (vedi Avviso). I canali: che dal Secchia e dall’Enza portavano acqua in tutta la provincia erano spesso oggetto di lite tra contadini bisognosi del prezioso fluido per irrigare le coltivazioni e i mugnai che se ne servivano per muovere le macine. Sul Po vi erano i mulini natanti che a loro volta “sgomitavano” coi trasporti fluviali verso e da Ferrara e il mare, per avere il favore della corrente. Il naviglio reggiano era detto Canalazzo.

E lungo l’Enza scorreva il confine internazionale, molto tortuoso (dove fioriva il contrabbando) che ancora qualche cippo ricorda. Parte del Ramisetano, Ciano e Rossena, Poviglio, Guastalla, Luzzara e Reggiolo erano terre di Parma e, sul versante opposto, Rubbiera, S. Martino e Rolo (ultimo aggregato nell’agosto 1849) erano sotto Modena. Dopo il Trattato di Firenze, operativo dal 1848, il suo tracciato divenne più lineare e omogeneo.

I mercati erano di lunedì a Castelnovo Monti, Scandiano e Poviglio; martedì a Castelnovo Sotto, Rubiera e ancora Scandiano; mercoledì Cavriago; giovedì a Felina; venerdì a Gualtieri e S. Martino. Il sabato si teneva a Reggio, che aveva anche la Fiera della Ghiara dal 29 aprile a tutto maggio. Al loro controllo era deputato il Treguano. Per andare in quelli fuori dallo Stato ci voleva il Passaporto e notevoli problemi, tra le tante valute in circolazione, creava la moneta erosa di Parma… “I documenti coi relativi dati sono la miglior fonte per la Storia locale e non, gli archivi conservano testimonianze scritte, in buona parte ancora inedite, che aiutano lo studioso e l’appassionato a farsi un’idea di come il nostro territorio abbia vissuto quell’importante momento di passaggio, al di là di retoriche e luoghi comuni” dice Angelo Spaggiari già direttore dell’Archivio di Stato di Modena.

Convinto fosse un’uscita temporanea come già era capitato anche ad altri sovrani italiani ed europei, Francesco V seguito dal suo esercito, diversi ministri e alti funzionari si accasava nel Lombardo Veneto.

Lo seguì anche il 3° battaglione di linea Cacciatori, forte di 600 uomini circa, presumibilmente acquartierato a Reggio nella caserma San Marco (dove oggi c’è la questura).

A Cartigliano Veneto il sovrano lo avrebbe congedato, nel settembre 1863. Erano circa 2700 i soldati rimastigli fedeli non solo per opportunismo di carriera. Nell’occasione Francesco V coniò una medaglia che portava il motto: Fidelitati / et / Costantiae / in / Adversis. (Alla fedeltà e alla costanza nelle avversità).

Il Ducato Estense com’era. Il quadro d‘insieme che il volume, edito da Antiche Porte editrice propone è quella del libro che, originariamente, uscì a mo’ di dispensa (la n° 77) nel Dizionario Corografico Universale edito, in Milano, nel 1854.

Essa descrive come una carta d’identità i Dominj Estensi; l’opera venne redatta dal dotto Mauro Sabbattini, quando il potere ducale, pur ancora vivo, volge ormai al termine.

La sua volontà è quella di inquadrare lo Stato modenese nella sua poliedrica dimensione geografica, economica e sociale.

Il testo è composto da una sintesi dagli aspetti territoriali ed economici nella prima parte a cui seguono quelli politico-amministrativi (il Dizionario vero e proprio), per fornire al lettore, preunitario e moderno, uno strumento che lo aiuti a conoscere e comprendere meglio la realtà di questa parte d’Italia che andava dal Po al mar Tirreno.