La dura vita dei Galgo sfruttati e maltrattati

Un levriero galgo (foto dalla rete)



Ho rivisto una mia vecchia amica, Frida, dolcissima levriera galgo, che malgrado i 15 anni, la Leishmaniosi sotto controllo e una neoplasia a un piede non disdegna di perdersi – appena ne ha l’occasione– in una corsa a perdifiato nei campi.


Il Galgo spagnolo sembra disegnato da un progettista di auto da corsa, tanto è bello, elegante, aereodinamico. Viene chiamato anche figlio del vento, è discreto, sensibile, pulito, dolce e tenero nella sua riservatezza. Condivide purtroppo la stessa triste sorte dei Greyhound inglesi: non sono cani da compagnia ma “cose” che corrono e il cui valore economico – l’affettivo non esiste – è strettamente correlato ai risultati. Per loro niente coccole o carezze, ma vita da box e corse dietro a una lepre vera o meccanica, ma senza gioia, in una spietata competizione: chi non vince o si fa male viene ucciso e molto spesso in modo così barbaro e inutilmente crudele che mi ripugna descriverlo. Frida ha delle piccole zone circolari senza pelo di cui non riuscivo a capacitarmi finché ho letto che non erano esiti di micosi bensì cicatrici lasciate dalle sigarette spente sulla sua pelle delicata. Lei è stata fortunata: è stata salvata da una morte orribile ed è finita in uno dei tanti rifugi andalusi dove i galgos vengono curati e dove si cerca per loro un’adozione. Chi adotta un galgo deve sapere che porta a casa un animale che viene da una vita di abusi e privazioni e che spesso necessita di riabilitazione fisica ma soprattutto psicologica. Va valutata accuratamente la compatibilità con gatti, cani piccoli o coniglietti. Frida ha passato tre anni all’inferno, per poi trovare una famiglia piena di amore e bambini, uno scambio di tenerezze che non sente il passare degli anni. —

*Veterinario esperto in comportamento animale della Fnovi

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