«Gli invasi sull’Enza sono opere inutili. Un piccolo Mose che devasta il fiume»

Cangiari (Europa Verde): «Quegli interventi non saranno mai programmati mentre gli agricoltori hanno bisogno di risposte subito»

CANOSSA. «Ipotesi al di fuori di ogni realtà, oltre che assolutamente devastanti per l’Enza»: è una sonora bocciatura, quella espressa da Duilio Cangiari di Europa Verde Reggio Emilia, sul progetto per rinnovare la traversa di Cerezzola. Cangiari firma un documento, diffuso ieri, in merito al progetto presentato da due consorzi di bonifica, l’Emilia Centrale e la Parmense, e che recentemente ha ottenuto il placet dell’Autorità distrettuale del Po e del ministero delle Infrastrutture.

L’opera, che dovrebbe rinnovare una struttura data anni ’50 del secolo scorso, era stata definita dai consorzi di bonifica «eco-compatibile» sul modello di alcuni interventi già adottati in realtà di paesi dell’arco alpino come Slovenia e Austria e recentemente anche in Piemonte. L’ok dell’Autorità Distrettuale del Po e del Ministero delle Infrastrutture suona poi come una conferma della sua validità funzionale e ambientale. A mancare, per ora, sono “solo” i finanziamenti, che comunque dovrebbero arrivare: si parla di oltre 12 milioni di euro: «Quello che ci chiediamo è se, a fronte della situazione drammatica dei conti pubblici che si prospetta per i prossimi anni, davvero si pensa sia utile sperperare oltre mezzo miliardo in traverse e dighe varie sul fiume più bello e importante della regione?».


L’opera, come ricorda lo stesso Cangiari, «fa riferimento anche a documenti circolati nei mesi scorsi, frutto del lavoro del Tavolo tecnico “Enza” e della convenzione tra la Regione Emilia Romagna e L’Autorità di Bacino Po: approfondimenti volti ad individuare soluzioni per la riduzione del paventato deficit idrico in Val d’Enza». In nome del quale per Cangiari il fiume Enza ne uscirebbe deturpato per sempre.

Lo scempio. A preoccupare, è anche il fatto che «nel documento tecnico della Bonifica si legge tra le altre cose, che “l’analisi condotta non ha l’obiettivo di trovare soluzioni alternative a uno o più grandi invasi, come ci si aspetterebbe, ma di porsi in sinergia (cioè in aggiunta) ad essi”!!!».

Cangiari vede nella realizzazione del sistema di gonfiabili e paratie mobili presentato dalle bonifiche «un piccolo Mose», «un sistema già sperimentato e collaudato in altre situazioni, a partire dagli anni Settanta».

«Quello che colpisce non è tanto questo progetto, ma il contenuto del resto del documento che prospetta, oltre alla costruzione della traversa mobile di Cerezzola e del grande bacino di stoccaggio delle acque del fiume, anche la realizzazione di altri 4 sbarramenti nel tratto del fiume tra Cerezzola e Vetto, con la realizzazione di uno o più invasi di grosse dimensioni che, a leggere bene il documento, poco hanno a che fare con l’agricoltura, quanto piuttosto con la produzione di energia elettrica».

La linea europea.

Tutto questo, secondo Cangiari, «in aperto contrasto con la rinnovata strategia Europea di tutela dei corsi d’acqua»: «Una visione innovativa, quella europea, lontana anni luce da quella nostrana, e che qui, si scontra con logiche ormai superate, purtroppo ancora presenti in larga parte della classe dirigente di questo paese».

E prosegue: «Ora è del tutto evidente, anche ai non addetti ai lavori, che il documento della Bonifica tratta di ipotesi al di fuori di ogni realtà, oltre che assolutamente devastanti per l’Enza».

«L’ecomostro».

«Ancora una volta, facendo leva sui bisogni idrici reclamati da una parte del mondo agricolo – paventa Cangiari –, si cerca la realizzazione di una pluralità di opere, falsamente considerate minori per l’impatto che potrebbero avere sull’ecosistema fiume, mai escludendo la possibilità di realizzare il grande ecomostro, cioè l’opera regina, il grande sbarramento dall’imponente invaso».

Quello che serve a questo punto per il rappresentate di Europa Verde è «un’operazione verità», «parlando chiaro agli agricoltori, quelli che ogni giorno sudano coltivando in prima persona e non coloro la terra la fanno coltivare in conto terzi, con largo uso della chimica nelle loro monocolture; occorre dire ai veri agricoltori, senza illuderli ulteriormente con ipotesi prive di fondamento economico, che è giunta l’ora di concentraci, tutti, sulle cose da fare, adesso e subito, per rispondere alle domande reali del mondo agricolo».—

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