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Reggio Emilia, uno sciame d’api sul muro del Vescovado: folla di curiosi per l’avvincente recupero

L’appassionato Alberto Borghi affronta gli insetti senza protezione: «Se non sentono il pericolo, non attaccano»

REGGIO EMILIA

«Ci manca solo che arrivino le cavallette, poi le abbiamo viste tutte». Quante volte, in questa pazza quanto tragica primavera 2020, caratterizzata dall’emergenza Coronavirus, da un lungo lockdown e dal timore – non ancora superato – di essere contagiati dalla pandemia che ha provocato lutti e forti disagi, ci siamo chiesti cosa potesse succedere ancora. Ebbene, le famigerate cavallette non si sono ancora viste, in compenso un grosso sciame d’api, caratterizzato da migliaia di insetti, sì e ieri mattina ha fatto tappa in piazza Prampolini, tra il duomo e il municipio, proprio su un muro del Vescovado. La sorpresa e la curiosità, tra i tanti reggiani che nella tarda mattinata di ieri affollavano la piazza per un aperitivo o una semplice passeggiata in centro, è stata grande.

Reggio Emilia, sciame d'api recuperato in Piazza Prampolini



Anche nel vedere Alberto Borghi, appassionato di api e con un passato da apicoltore, che operava senza alcuna protezione per recuperarle tutte. Salito su una scala, perfettamente imbracato ma con addosso una semplice maglietta a maniche corte, senza guanti nè visiera, “armato” di una semplice cassetta bianca Borghi ha fatto entrare – una a una – tutte le api dello sciame, fino a quando in giro non ce n’era più nemmeno una. E ora?

«Dopo il recupero – ha spiegato – le porto a San Martino in Rio, vicino a casa mia, e le accudirò fino a quando non saranno stabili del tutto e non avranno fondato una nuova colonia».

Ma con quale coraggio ci si piomba in mezzo a uno sciame d’api nel modo in cui ha fatto Borghi, davanti a decine e decine di reggiani che, con il telefonino, riprendevano l’incredibile scena?

«Innanzitutto le api, se non sentono il pericolo e non si fa loro del male, è difficile che attacchino – spiega Borghi – In secondo luogo, quando sciamano come in questo caso, sono piene di miele e faticano a inarcare il corpo per riuscire a pungere».

La grande passione per le api ha fatto sì che Borghi, per alcuni anni, svolgesse l’attività di apicoltore. E poi?

«Poi bisogna anche mangiare e, visti i cambiamenti climatici e le difficoltà nello svolgere esclusivamente questo tipo di attività, ho deciso di cambiare mestiere». —