Piazze-distesa e cucine condivise l’idea lanciata da “Vino e Vinili”

Reggio Emilia, il progetto ideato da quattro giovani prevede anche spazi dedicati all'intrattenimento. E di giorno i tavoli e le sedute potrebbero essere utilizzati dagli studenti per studiare

REGGIO EMILIA. Si intitola “Reggio piazze aperte” ed è il modello di ripresa economica della ristorazione locale in osservanza dei protocolli anti Covid-19 presentato, qualche giorno fa, in Comune. A idearlo sono stati Riccardo Braglia, Andrea Miari, Alfredo Tronci e Giovanni Cesare Bonacini di “Vino e Vinili”, l’associazione che propone eventi nei palazzi storici e nei luoghi più belli della città.

«Ci siamo guardati intorno – spiega Riccardo Braglia – e abbiamo capito che c’è assoluto bisogno di favorire la ripresa dei ristoranti aumentando la disponibilità di posti a sedere per la clientela e, nello stesso tempo, creando spazi sicuri per i cittadini».


Prendendo spunto da città come Bologna, Milano e Padova, i ragazzi di Vino e Vinili suggeriscono di usare le piazze per ricavare spazi sicuri in cui rispettare le regole anti-contagio. «Prendiamo piazza della Vittoria – spiega Braglia – dove si trovano pochi locali rispetto a piazza Fontanesi. Si potrebbe decidere di riempirla di tavoli e sedute, ovviamente a distanza di sicurezza gli uni dagli altri, installando anche quelle che noi abbiamo chiamato “Cloud Kitchen”, ovvero cucine mobili condivise con cui i ristoratori potranno garantire il servizio alla clientela al di fuori del proprio ristorante. Quest’area potrebbe essere appaltata dal Comune alle attività di ristorazione già presenti in città, dando a loro il modo di allargarsi e ai cittadini la garanzia di trovarsi in un luogo sicuro».

Il progetto prevede infatti che gli accessi a queste aree dedicate siano controllati da personale addetto anche al monitoraggio della temperatura di chi entra. Anche il servizio dovrebbe essere pensato nel pieno rispetto della salute dei clienti: i ragazzi di Vino e Vinili suggeriscono l’uso di menù digitali consultabili dal proprio cellulare, pagamenti con Pos e contactless, e soprattutto l’utilizzo di segnaletica per indicare le vie di entrate e uscita, d e non creare assembramento.

«In questo modo – evidenza Braglia – anche chi ha un locale in una strada stretta e di passaggio o ha una distesa di dimensioni ridotte potrebbe recuperare dei posti a sedere, “sdoppiando” il suo servizio: da una parte il locale, dall’altra la presenza nella piazza o nel luogo stabilito». Dal canto suo il Comune, oltre a gestire queste zone appaltandole ai ristoratori, dovrebbe provvedere all’attrezzatura: tavoli, sedie, eventuali coperture. «Ma delle piazze o delle strade pensate in questo modo – aggiunge Braglia – non servirebbero solo ai ristoratori: durante il giorno potrebbero accogliere gli studenti che prima del Covid-19 andavano a studiare in biblioteca e che ora, e per chissà quanto tempo, non potranno più farlo».

Non solo: si potrebbero destinare delle aree al delivery permettendo ai cittadini di sedersi e consumare bevande e alimenti da asporto. «Inoltre – aggiunge Braglia, che insieme ai soci di Vino e Vinili sta già pensando a come realizzare eventi a distanza per valorizzare le bellezze del nostro territorio – alcune zone potrebbero essere pensate per l’intrattenimento: djset, musica dal vivo, esibizioni e, perché no?, anche proiezioni di film o video sulle facciate dei palazzi. Questo – conclude – è un modello di città che potrebbe funzionare, al di là del Covid-19. Speriamo che la nostra idea piaccia». —