Coronavirus, visite specialistiche: il ritorno alla normalità è pieno di ostacoli

Reggio Emilia: bisogna recuperarne 78mila e prima di metà giugno niente nuove prenotazioni. La direttrice sanitaria Marchesi: «L’emergenza Covid non è ancora finita»

REGGIO EMILIA. «Non siamo fuori dall’emergenza Covid-19 e per questo il riavvio delle attività chirurgiche e di specialistica ambulatoriale è graduale. Siamo ripartiti, ma ci sono 78mila visite che stiamo provvedendo a riprogrammare, tra l’altro con modalità nuove rispetto al passato». Cristina Marchesi, direttrice sanitaria dell’Ausl di Reggio Emilia, spiega così le difficoltà sulla strada del ritorno alla normalità.

OSPEDALI IN ALLERTA


I dirigenti sanitari devono fare i conti con gli effetti, imponderabili, delle riaperture della fase due. I primi segnali sono positivi, perché l’allentamento del lockdown del 4 maggio non ha provocato un aumento dei casi. «Ora dobbiamo valutare cosa accadrà a seguito delle aperture del 18 maggio e poi con quelle del 3 giugno, quando si potrà circolare tra regioni e saranno aperte le frontiere europee. Al momento, anche se la situazione è sotto controllo, in regione continuano ad esserci nuovi casi di contagio in doppia cifra e dunque la prudenza è necessaria».

L’Ausl sta riprogrammando le visite rinviate, ma non ha ancora una data per consentire le nuove prenotazioni. Alla luce delle scadenze indicate dalla direttrice Marchesi, sembra improbabile che le visite specialistiche non urgenti possano essere prenotate prima della metà di giugno, se non più avanti.

L’Azienda confida sulla comprensione dei cittadini, in questa fase di riprogrammazione delle attività specialistiche e chirurgiche, «anche alla luce del fatto che le urgenze, così come le cure indifferibili ai pazienti non Covid sono sempre state garantite durante il periodo dell’emergenza e lo sono tuttora».

EFFETTI COLLATERALI

A livello nazionale, e non solo, questo blocco delle visite non indifferibili non mancherà di presentare il conto. Nei giorni scorsi l’Associazione italiana di oncologia medica ha diffuso una stima secondo la quale a marzo ed aprile le diagnosi di cancro in Italia sono diminuite del 52%. È stato ipotizzato che parte dei decessi avvenuti in questi mesi (le statistiche mostrano un aumento rispetto all’anno scorso che è superiore alle vittime del Covid) sia un effetto collaterale dell’epidemia, dal momento che le risorse e le attenzioni sono state dedicate, necessariamente, a contenere il contagio. Anche la Società italiana di cardiologia ha lanciato l’allarme in merito ai rischi delle mancate diagnosi e ha parlato di un aumento dei decessi per infarto triplicati.

LA RIPARTENZA

Dopo lo stop dovuto all’epidemia, sono riprese le prestazioni di radiologia negli ospedali di Reggio Emilia, Correggio, Guastalla, Montecchio e Scandiano, le visite ed esami prenotati nelle strutture del privato accreditato e gli inviti per gli screening dei tumori della mammella e del collo dell’utero. Sono partite, seppur in numero contenuto, ricollocazioni per visita senologica, neurologica, cardiologia e fisiatrica grazie alla disponibilità offerta dalle strutture private accreditate. «A giorni ripartiranno anche i prelievi del sangue», dice la direttrice Marchesi.

LISTE D'ATTESA

Le liste d’attesa delle visite (tema anche al centro della recente campagna elettorale per le regionali) risentirà della sospensione di questi mesi ma anche delle nuove procedure che dovranno essere adottate per evitare la diffusione del contagio. Per i prelievi non sarà più possibile l’accesso diretto, ma bisognerà prenotare ed evitare assembramenti nelle sale d’aspetto. L’Ausl dovrà riorganizzare le sue agende con parametri diversi da quelli pre-Covid. «Tutto questo avverrà mentre l’emergenza è ancora in corso.

Nel solo ospedale Santa Maria ci sono nove check-point per poter entrare”. Anche nelle fase due proteggere gli ospedali da eventuali focolai è una priorità e dunque le misure di sicurezza non sono destinate a scomparire.

I tempi per ogni prestazione si dilateranno e le aziende sanitarie sono al lavoro per minimizzare i disagi che inevitabilmente sono già evidenti. —

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