«È stato arrestato dopo 15 anni: speranza mai abbandonata»

Ieri su Rai 2 Fabio Ferraris, cugino della vittima, e il tenente colonnello Bosini. Bouzendar rischia la pena di morte, ma è probabile sia commutata in ergastolo

SCANDIANO. «Una storia che sembra uscita dalla penna di George Simenon. Ci sono stati colpi di scena, uno in particolare ha consentito di prendere l’assassino. Parliamo di un omicidio avvenuto 15 anni fa. La sera del 30 dicembre 2005 una volontaria della Caritas viene rapinata, violentata e uccisa. Si chiamava Franca Silvana Ganassi. Per tanto tempo le indagini hanno navigato a vista, non c’erano certezze. Poi è arrivata la svolta, il colpo di scena degno di un film giallo, che dopo 15 anni ha consentito l’arresto di una persona, indagata per l’omicidio».

Così il presentatore Giancarlo Magalli ieri, durante “I fatti vostri” in onda su Rai 2, prima del Tg di mezza giornata. La trasmissione si è occupata ieri del caso dell’omicidio della scandianese ospitando in studio, collegati in videochiamata da Reggio Emilia, un cugino della vittima, Fabio Ferraris, e il tenente colonnello, Emilio Bosini, comandante del nucleo investigativo dei carabinieri di Reggio Emilia.


Il sospetto omicida, Mustapha Bouzendar, 44 anni, padre di 4 figli, è ora in carcere a Casablanca e sarà sottoposto a un doppio processo, in Marocco e poi in Italia, seguendo precise norme internazionali che regolano i rapporti tra i due paesi.

Con qualche problema di audio per il collegamento, Ferraris ha però chiaramente espresso la soddisfazione della famiglia per questo importante risultato, arrivato 15 anni dopo il delitto.

«Che venisse preso il responsabile a distanza di 15 anni ci speravamo ancora – ha affermato –. L’arresto è stato per noi una buona notizia, lo desideravamo per Franca e soprattutto per le sorelle che sono rimaste senza di lei...».

È stato poi Bosini a spiegare il lavoro degli investigatori: «Le indagini non si sono mai fermate – ha esordito – Un’importante accelerazione si è avuta quando nel maggio 2019 il magistrato di collegamento a Casablanca Alberto Landolfi comunicò al procuratore capo di Reggio Emilia, Marco Mescolini, che un cittadino marocchino, ancora presente sul nostro territorio, aveva ospitato presso la sua famiglia a Scandiano il probabile omicida. Di qui il nuovo impulso alle indagini coordinate dal sostituto procuratore Maria Rita Pantani che ci hanno permesso prima di identificare questo cittadino marocchino e poi di arrivare, tramite attività tecniche sul territorio, al nome completo del sospetto, inizialmente indicato solo come Mustapha».

Da qui la successiva missione in Marocco. «Con la polizia giudiziaria di Casablanca siamo riusciti ad acquisire nuovi campioni biologici da sottoporre al Ris», ha spiegato Bosini. Come in un film, attraverso una tazzina di caffè? Chiede Magalli. «Sì, anche alcuni mozziconi di sigaretta. Si è potuto così dimostrare che si trattava della stessa persona».

Bouzendar ora è in carcere in Marocco. Sarà sottoposto a processo prima a Casablanca, con gli elementi forniti da Reggio Emilia. E poi in Italia, al termine di quello marocchino. Ma in Marocco rischia la pena di morte.

«Dal 1994 in quel paese si è assistito a una sospensione delle esecuzioni – ha però rassicurato Bosini – Con la grazia reale viene commutata al carcere a vita. È successo nel 2016 per 27 condanne». —

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