Otto anni fa il terremoto in Emilia. Bonaccini: "Altri due anni per ultimare la ricostruzione"

I numeri degli interventi sul territorio regionale coinvolto. Oggi il presidente della Regione sarà a Reggiolo



BOLOGNA


Ancora due anni di lavori, per dirsi ultimata la ricostruzione post-sisma. In tempo per il decennale del terremoto che 8 anni fa ha messo in ginocchio l’Emilia. Lo hanno annunciato ieri in una videoconferenza stampa il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, con il sottosegretario alla presidenza Davide Baruffi. È più di una promessa, quella che arriva per l’ottavo anniversario di quel 20 maggio 2012 che nessuno ha dimenticato. Numeri importanti, infatti, danno la dimensione di quanto è stato fatto in questi anni.

Ieri mattina in Regione, alla “Sala 20 maggio”, Bonaccini e Baruffi (che sembra, almeno per ora, aver ereditato la funzione che era di Palma Costi, ora che la delega è finita alla presidenza) ha voluto incontrare i sindaci dei Comuni del cratere: è stato il primo incontro in presenza, dopo gli stop imposti dalla pandemia. «Ci è sembrato un bel segnale ripartire così» ha detto Baruffi. Inevitabile il parallelismo tra la ricostruzione post-terremoto e la ripartenza che serve oggi per rialzarsi dai danni, almeno quelli economici, dovuti all’emergenza sanitaria. «Quella esperienza, che tanto ci ha insegnato, anche in questo momento ci può dare qualcosa» ha evidenziato il sottosegretario.

Cosa è stata la ricostruzione post-sisma in Emilia lo dicono in numeri: un piano di investimenti complessivo da 14 miliardi di euro. Secondo quanto illustrato da Bonaccini e Baruffi, gli edifici completati sono 7.600 per circa 16mila abitazioni rese agibili e 5.400 piccole attività economiche. Il 98% della ricostruzione leggera è completato. Lavori per 3 miliardi, già liquidati 2,4. Per le attività produttive, sono 3.497 le domande approvate per 1,9 miliardi di euro concessi, liquidati 1,6. I progetti conclusi sono 2.663: otto su dieci. Per le opere pubbliche, le risorse messe in campo sono 1,405 miliardi: 957 milioni dal fondo del commissario, assegnati ai singoli interventi.

Se il terremoto in Emilia, come ha ricordato il presidente Bonaccini, può dirsi il primo terremoto economico del nostro Paese (per numero di imprese coinvolte), è proprio sul fronte delle attività produttive che è stato posto l’accento. Anche in questa occasione. «C’è stato un piano straordinario per i progetti di ricerca da 50 milioni nell’ultimo anno rivolto alle piccole e medie imprese. Da quella esperienza, faremo un bando rivolto alle imprese con progetti innovativi Covid. Finanzieremo i progetti che arrivano dall’area del sisma». Il riferimento è al comparto biomedicale nella Bassa modenese (con il tecnopolo di Mirandola), che non si è fermato durante il lockdown e che è diventato un punto di riferimento non solo regionale, ma nazionale.

L’altra priorità della ricostruzione post sisma coinvolge i centri storici, coinvolgendo pubblico e privato. Sono già stati investiti 18 milioni di euro, altri 30 ne sono stati stanziati nel 2019. Baruffi ha annunciato nuovi aiuti per chi sceglie di insediarsi nei centri storici. A giugno il prossimo bando e uno a fine anno: diventano una mano concreta in questa duplice difficile fase. Poi, c’è il tema della sburocratizzazione, per il quale la Regione fa appello ai parlamentari di ogni colore per farsi portavoce col governo di questa necessità per accelerare le procedure. «Per rinviare in un tempo successivo i controlli, che comunque vengono fatti al 100 per 100 e non a campione».

Bonaccini (che oggi sarà a Reggiolo per l’anniversario) ha citato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella quando definitiva «esemplare» la ricostruzione emiliana: «Già oggi oltre il 95% delle famiglie vivono nelle case di prima. Senza Covid, oggi avremmo avuto più posti di lavoro di quelli che c’erano allora. Noi stiamo lavorando, con i sindaci, siamo in costante contatto. Cercheremo di accelerare al massimo. Non ci siamo mai abbattuti per il terremoto e faremo altrettanto per l’altra emergenza che stiamo vivendo». —

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